Innanzitutto mi presento per chi accede direttamente a questa pagina: mi chiamo Luca Valsecchisono diplomato in Conservatorio, lavoro per oltre 350 committenti in tutta Italia come compositorearrangiatore ma soprattutto trascrivere musica su spartito (attività che svolgo perlopiù da mattina a sera da oltre 10 anni) mi ha portato ad affermarmi in questo settore a livello nazionale. Sono inoltre un Perito (plagi) accreditato ed iscritto all’albo della Camera di Commercio (richiedimi la documentazione o richiedila direttamente alla Camera di commercio di Lecco). 

Intervista al cantautore Kecco Recchia: la sua ‘nuova vita’ in Inghilterra

di Alessandra Boga

Siamo in collegamento telefonico con il cantautore Kecco (Francesco) Recchia, 43 anni, originario di Gioia del Colle (Bari) e residente a Nottingham, in Inghilterra. Ci racconterà della sua attività musicale (affiancata all’insegnamento dell’italiano part – time in un college).

D. “Come hai iniziato a fare musica? Da quanto tempo scrivi canzoni? Tra l’altro il tuo sito, che è sia in italiano che in inglese, spiega che hai spaziato anche nel cinema, nel teatro, insomma che hai fatto un sacco di cose … .

R. “Sì, sono un bel po’ di anni che cerco di fare il ‘ grande salto’ e, a furia di provare a destra e a manca, ho collezionato diverse esperienze. A dire il vero, ho iniziato in maniera un po’ timida, perché pur avendo sempre avuto passione per la scrittura, non ci ho mai ‘creduto’ (che sarei diventato una rockstar, un cantautore). Comunque continuo ad avere questa passione, è una specie di ossessione che ho da quando ero piccolo, quando mi venivano in mente delle filastrocche e pensavo che sarebbe stato bello farle diventare canzoni … . Poi ho iniziato a studiare chitarra classica. Ho cominciato a studiare quando ero alle scuole medie: ero proprio piccolo. Di fatto ho sempre sognato di fare il ‘grande salto di qualità’ …”.

D. Hai dei punti di riferimento musicali? Quali?

R. “Mi ispiro ai grandi cantautori italiani: Dalla, Gaber soprattutto, Daniele Silvestri, Max Gazzè e, dato che guardo molto anche alla personalità degli artisti, Adriano Celentano, che per me è un mito (penso per esempio a quando cantava ‘Svalutation’, canzone che continuo a cantare, quando faccio concerti in Italia)!

E’ difficile sceglierne uno, però, se dovessi farlo, sceglierei proprio Gaber, che è riuscito a sintetizzare quello che per me è la scrittura: nelle sue canzoni ci sono sia ironia che molta intensità, quasi tragedia … però allo stesso tempo riusciva ad essere ‘simpatico’. Inoltre apprezzo Cesare Cremonini, ex leader dei Luna Pop: credo che lui appartenga a una generazione che ha ispirato anche me (tra l’altro penso che siamo quasi coetanei). Sto faticando molto trovare ‘nuove voci’ e lui è l’ultimo dei cantautori che veramente apprezzo, perché è forse l’ultimo a vedere la musica in un modo legato alla mia generazione. Io l’ho scoperto per caso quando era ancora nei Luna Pop. E’ stato nel ‘98. Ero stato in Grecia in un villaggio Valtur, in cui ho fatto l’animatore durante l’estate: tornai in Italia e sentì i Luna Pop con ’50 Special’. Poi andai a vedere la band allo Stadio della Vittoria a Bari, solo per curiosità, e rimasi ‘folgorato’ da Cesare Cremonini. Allora avrà avuto 18- 19 anni e rimasi appunto ‘folgorato’ da come ‘tenesse’ il palco, davvero con un’energia e una maturità incredibili”.

D. Quindi il tuo genere musicale qual è?

R. “E’ un pop nella sua più totale libertà … . A livello di scrittura ho le idee abbastanza chiare, nel senso che riconosco il mio stile nel modo di scrivere i testi, e come musicista suono un po’ tutto. Sono molto ‘curioso’ e mi piace molto esplorare tutti i generi. Ho cercato di costruirmi una carriera intorno alla chitarra come ‘strumento di performance’, però in realtà mi piace veramente tutto: la musica elettronica, il pop classico, ma mi piace molto anche esplorare nello swing, nel rock e così via. Il mio modo di scrivere, comunque, credo che abbia un ‘timbro’ pop, con una ricerca di strutture molto facili … Ritornelli … in modo che le canzoni siano orecchiabili”.

D. “Sul tuo sito ti definisci ‘cantautore post psichedelico’ e il tuo un pop ‘contaminato di felicità’: come mai queste definizioni?”

R. “Beh, partendo dalla seconda definizione, ero il tipico adolescente un po’ ‘paranoico’ (ride, ndr), però riuscivo a nascondere questa ‘paranoia’ attraverso le canzoni. A un certo punto, crescendo, mi sono fatto ‘una ragione’ delle cose e ho deciso di trasmettere positività, ma da adolescente volevo trasmettere ‘il mio mistero’, senza però riuscirci … . Poi ho capito che era meglio trasmettere positività. Per quanto riguarda, invece, la prima definizione, amo la musica ‘psichedelica’, quella che hanno fatto per la prima volta i Beatles. Mi ritengo un ‘beatlesiano’ e mi piace tenere, come loro, una porta “onirica” aperta, per andare oltre … . Un po’ quello che in Italia secondo me è stato (per tornare al discorso dei miei punti di riferimento musicali) Battisti, che tra l’altro ha iniziato un po’ nello stesso periodo dei Beatles (beh, un po’ più tardi) …”.

D. “E per quanto riguarda gli argomenti delle tue canzoni? Ho ascoltato per esempio il brano “Orizzonte”, che parla del razzismo, poi ci sono ovviamente canzoni d’amore, canzoni che parlano di politica …” .

R. “Sì, sto cercando di analizzare il presente musicale, la scena italiana, per un motivo generazionale ma anche per curiosità. Io non sento di appartenere a quella’ vecchia scuola’ che concepisce la musica, il cantautore, con un ruolo sociale. … Ho sempre fuggito tutto ciò e, anche quando scrivo, sto sempre attento a non dire ‘Mi raccomando, fai questo o quello’ … . Mi rivolgo soprattutto a me stesso (anche se cinque anni fa ho scritto il brano ‘Deca Dance’ dopo la condanna definitiva di Silvio Berlusconi nell’ambito del processo Mediaset), ma l’ultima canzone, che è appunto ‘Orizzonte’, uscita qualche giorno fa (anche se l’ho scritta l’anno scorso), mi ha sorpreso perché è nata dalla ‘frustrazione’ degli ultimi anni … . Ero a confrontarmi su Facebook con persone che chiaramente non conosco benissimo e ho cominciato a chiedere loro il perché dell’uso del linguaggio un po’ esagerato, caratterizzato da intolleranza razziale … . Non ci potevo credere … . Il concetto è che sia grottesco parlare di “razze superiori/inferiori”… .

Adesso mi sto concentrando più sulla scrittura in inglese (lingua in cui canto delle cover), perché già 5-6 anni fa volevo cercare di cambiare, vedevo che in Italia non riuscivo ad avere successo, a ‘trovare il mio spazio’, e gli anni passavano … . Ero in crisi e ho pensato ad un ‘rilancio’, così, avendo la possibilità, mi sono ‘inventato’ una nuova vita qui in Inghilterra (dove uso il nome d’arte “Paul Nose”, mentre in Italia uso “Keccorè”, per chi volesse dare un’occhiata ai miei siti). L’Inghilterra è un Paese che ho sempre amato (per motivi musicali ho sempre viaggiato). Questo mi sta aprendo una nuova finestra sul modo di scrivere, mi permette di affrontare le cose in maniera diversa anche in termini di linguaggio. In Italia, in italiano, dovrei scrivere necessariamente in un certo modo, come la gente si aspetta che scriva un cantautore, mentre in Inghilterra viene considerato ‘cantautore’ chiunque scriva … . Ne approfitto per dire che proprio in queste settimane sto ultimando la registrazione del mio secondo disco in inglese, a metà strada tra l’Inghilterra e la mia amata Puglia, e uscirà nell’anno nuovo”.

D. “Dove depositi le tue canzoni? (posto che appunto vivi in Inghilterra)”?

R.“Ho dovuto ahimè, cessare (l’anno scorso) l’iscrizione alla SIAE dopo molti      anni (a seguito di un esame, che poi hanno eliminato): mi sono sempre considerato ‘un figlio della SIAE’ … . Però, per problemi burocratici, poi mi sono iscritto alla PRS (Performing Rights Society), che è una società inglese.  Magari un giorno ritornerò in Italia e mi scriverò nuovamente alla SIAE”.

D. Sei comunque consapevole dell’importanza di depositare lo spartito?

R. “Certo, infatti, come ho detto, sono iscritto alla PRS, che una delle ‘SIAE’ in Inghilterra e ha un sistema diverso da quella italiana. Adesso è diventato più semplice depositare gli spartiti, per via dei computer: ho sempre trascritto a mano, ma ora utilizzo il programma Sibelius. … Il deposito, però, è sempre stato per me un ‘momento sacro’, ‘religiosissimo’ “.

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