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LA TECNICA CHITARRISTICA DEL TAPPING

di Daniele Moneta

Avete mai notato chitarristi (e non solo) suonare note con la mano sopra il manico?

Ecco, questo è il tapping.

Approfondiamo tale tecnica!

Il M° Luca Valsecchi, orchestratore, trascrittore partiture e perito plagi consultato dal Corriere della Sera, ti augura buona lettura con 250 articoli musicali scritti da musicisti professionisti.

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Il tapping: la tecnica

Il tapping prevede l’utilizzo della “mano ritmica” (la destra per i destrimani, la sinistra per i mancini), per premere in maniera percussiva le note sulla tastiera, sostituendo la sua naturale funzione pizzicante. Si esegue sui cordofoni, soprattutto la chitarra, per ottenere sequenze intervallari, altrimenti non ottenibili con le tecniche consuete. L’effetto crea anche una sonorità “fluido – liquida”, molto diversa dalle soluzioni usuali, prodotte con le procedure tecniche convenzionali.

Nella seguente immagine si nota la mano ritmica che esegue note sulla tastiera, collocandosi sopra il manico.

I precursori

È molto difficile stabilire la paternità di questo espediente: possiamo trovare le prime testimonianze del suo utilizzo nel film Club House Party del 1932, in cui Roy Smeck esegue una tecnica simile su un ukulele, durante una scena della pellicola.

Nel decennio successivo la procedura fu adottata da Jimmy Webster, il quale scrisse anche una sorta di metodo, in cui esponeva i principi esecutivi.

Nel corso dei decenni successivi, dagli anni cinquanta in poi, troviamo testimonianze nelle composizioni di Merle Travis, Barney Kessel, Dave Bunker, Tal Farlow, musicisti attivi nel circuito country e jazz americano.

Molto interessante e degna di menzione fu l’esibizione del medico italiano Vittorio Camardese, il quale fu ospite in una trasmissione Rai negli Anni ’60, eseguendo brani molto avanzati dal punto di vista della tecnica del tapping, mostrando una maestria e una padronanza di altissimo livello. Le performance sono disponibili per la visione sulle principali piattaforme video e se ne consiglia la visione, per avere un’idea chiara dell’applicazione chitarristica di tale tecnica.

Negli anni Settanta il tapping ebbe impulso grazie all’opera di Steve Hackett, chitarrista dei Genesis, il quale sviluppò linee all’interno delle composizioni della band inglese, le quali prevedevano l’utilizzo di questo artificio, donando freschezza e innovazione alla produzione del combo anglosassone.

Van Halen

Edward Van Halen è considerato unanimemente l’autore che consolidò il tapping, facendone un uso intensivo e virtuoso: il primo disco del 1978 testimonia l’alto livello virtuosistico del chitarrista olandese trapiantato in America, mediante un utilizzo avanzato della tecnica che permea le composizioni con l’apice raggiunto dal celebre brano per chitarra Eruption.

L’autore riuscì in maniera molto efficace a inserire il tapping all’interno di composizioni tipicamente rock, diventando l’esponente di riferimento per chi voglia cimentarsi in questo campo espressivo. Tutto il catalogo discografico dei Van Halen rappresenta la bibbia del tapping e si trovano molte soluzioni che han fatto la scuola di tale tecnica fino ai giorni nostri.

Altri autori

La tecnica continuò a svilupparsi nei decenni successivi con strumentisti che la svilupparono, utilizzando più dita per tastare le note in combinazione con la leva del vibrato e con altre tecniche espressive come il bending. Tra i più importanti menzioniamo T.J. Helmeric, Steve Vai, Jennifer Batten, Randy Rhoads, Joe Satriani, i quali diedero un contributo significativo all’evoluzione tecnica.

Oggi il tapping rappresenta una tecnica imprescindibile nel bagaglio di ogni chitarrista elettrico. Si trovano sul mercato svariati testi che si occupano della materia in maniera capillare, tra cui il celebre Two handed tapping di Steve Lynch.

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