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CHOPIN: ANALISI DELLA POLACCA ‘EROICA’ OP. 53

di  Manuel Cini


E’ una delle composizioni più conosciute ed eseguite del compositore polacco Fryderyk Chopin, un’opera che è diventata per antonomasia La polacca di Chopin.

In questo articolo proponiamo l’analisi della Polonaise ‘Eroica’ op. 53

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Polacca ‘Eroica’ op. 53 – Una breve analisi espressivo-formale

Composta nel 1842 e pubblicata l’anno successivo, la Polonaise ‘Eroica’ (appellativo postumo) è un vero e proprio tripudio di potenza ed è, strutturalmente parlando, la polacca più perfetta di tutto il ciclo. Citando il Belotti, infatti, con essa “si è giunti all’apice delle possibilità del genere, il quale per andare oltre doveva essere modificato, come si renderà necessario per l’op. 61” (Cit. Belotti, Gastone. Chopin. EDT, Torino, 1984).

In quest’opera troviamo dunque una meravigliosa e maestosa Introduzione, che prepara all’attacco del primo tema dal sapore tipicamente incisivo, bellico, il quale riprende i connotati espressivi della Polacca op. 40 n. 1, detta “militare”.

Tutta la frase melodica del primo tema ruota intorno alle note FA e MI bemolle, accompagnate alla mano sinistra dall’alternarsi tra ottave di tonica e dominante, le quali forniscono alla composizione quel carattere marziale di cui è ben nota.

La marcia della seconda parte della Polacca sembra assomigliare invece ad un inno tragico sotto il quale pulsa quel basso di semicrome reso caratteristico dalle polacche precedenti.

Nel singolare quanto splendido trio, il tema si eleva su un famosissimo ostinato di quattro ottave, un vero e proprio banco di prova per molti pianisti.

La meravigliosa transizione lirica prepara infine alla maestosa ripresa del primo tema.

Nell’estratto seguente viene riproposto l’enunciazione del primo tema:

National Edition of the Works of Fryderyk Chopin, Series A, Vol.VI (pp.64–75)Kraków: PWM, 1995. Plate PWM 9386.

La fama di cui questa composizione gode è tuttavia anche causa di interpretazioni spesso veloci o poco accurate, come molti musicologi e studiosi hanno fatto notare. Per fortuna sono sopravvissute sino a noi le testimonianze di amici e allievi di Chopin, i quali ci riportano come il Maestro voleva che la sua composizione andasse eseguita correttamente.

Charles Hallé narra come egli voleva che fossero preservate in particolar modo la grandiosità e la magnificenza del pezzo: “Un giorno Chopin mi raccontò quanto era arrabbiato perché aveva appena ascoltato la sua Grande Polonaise in La bemolle maggiore suonata veloce, cosa che rovinava tutta la grandezza e maestosità di quella nobile ispirazione”.

Adolf Gutmann, allievo di Chopin, ricorda inoltre come egli suonasse le ottave del Trio in pianissimo, a differenza di altri pianisti che preferivano invece incrementarne incorrettamente la sonorità.

Per concludere, non sappiamo con certezza a cosa Chopin pensava quando compose questa polacca, probabilmente alla gloria del suo popolo e della sua amata patria, ma ciò che tuttavia traspare senza dubbio alcuno è la maestosa ed insuperabile celebrazione del genere, che fa di questo pezzo, come si è detto in principio, la Polacca di Chopin per antonomasia.

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