Innanzitutto mi presento per chi accede direttamente a questa pagina: mi chiamo Luca Valsecchisono diplomato in Conservatorio, lavoro per oltre 400 committenti in tutta Italia come compositorearrangiatore ma soprattutto trascrivere musica su spartito (attività che svolgo perlopiù da mattina a sera da oltre 10 anni) mi ha portato ad affermarmi in questo settore a livello nazionale. Sono inoltre un Perito (plagi) accreditato ed iscritto all’albo della Camera di Commercio (richiedimi la documentazione o richiedila direttamente alla Camera di commercio di Lecco). 

Intervista a Leda Battisti: un nuovo singolo e presto il nuovo disco

di Alessandra Boga

Siamo in collegamento telefonico con Leda Battisti, uscita quest’anno con un nuovo singolo e con un nuovo disco in arrivo.

D. “Leda, nel giugno del 2018 è uscito il tuo brano inedito ‘Il tatuaggio’, caratterizzato da sonorità davvero interessanti come quella reggae: vuoi raccontarci di questa canzone?”

R. “Sì, è un brano che ho scritto perché volevo evolvere un po’ il mio genere. Nell’arco del tempo un cantante/cantautore cerca sempre un’evoluzione musicale e stilistica e a me piaceva il connubio con un artista internazionale come Lion D, che è un esponente della musica reggae molto importante a livello mondiale. La sonorità del pezzo si riaggancia al vintage suonato’, valorizzato da grossi musicisti … Mi piaceva il fatto di andare un po’ in controtendenza con la musica che c’è adesso, che è totalmente elettronica (lo dico ovviamente con tutto il rispetto possibile).

Per quanto riguarda il messaggio della canzone, il reggae parla notoriamente di pace ed amore universale ed io ho voluto parlare di un tatuaggio ‘scritto nell’anima’, ‘vero’, che per ognuno rappresenta un’immagine, qualcuno, una sensazione o un’emozione che ci si porta nella vita per sempre, come in un viaggio: ad un certo punto, infatti, il testo recita ‘Come il sole poi tu mi scalderai, un tatuaggio in me che non sbiadisce mai’, rendendo appunto questo concetto.

‘Il tatuaggio’ è stato un bel successo a livello estivo e ancora adesso è in classifica radiofonica nelle emittenti indipendenti, dove è arrivato anche al settimo posto.

Sono stata molto soddisfatta, perché quello che ho fatto è stato appunto un lavoro indipendente, portato avanti ‘con le mie forze’ e con quelle del mio produttore, Andrea Battaglia”.

D. “Sei tornata sulle scene nel 2017, dopo due anni di pausa, con la canzone ‘Seconda notte’: che emozione hai provato?”

R.“E’ stato bellissimo, anche perché ho tanti fans stupendi, che saluto anche su Facebook, che mi seguono ovunque, anche nei ‘live’, e che ovviamente non ho mai abbandonato. Ritornare con un brano nuovo, è stata un’emozione intensa, anche perché ‘Seconda notte’, che stato ai primi posti delle classifiche iTunes, era un po’ una seconda possibilità che io davo a me stessa, alla mia musica e in fondo all’amore, che è il motore principale delle mie canzoni, visto nelle sue varie sfaccettature. In questa ‘Seconda notte’ c’è un amore che ha delle difficoltà, ma che è come un cerchio che non si può più spezzare, che è come l’aria che respiri e che ‘ritorna’, come ho fatto io.

Anche in questo brano ci sono delle atmosfere più ‘vintage’ rispetto al passato, più ammiccanti al blues, ad un ‘rock tenue’ … Essendo io una musicista, oltre che una cantante, mi piace ‘sperimentare’ , non seguendo mai le mode …. Tra l’altro questi brani di cui stiamo parlando, sono tutti molto apprezzati e anche i video molto ‘gettonati’ (per esempio ‘Il tatuaggio’ ha ottenuto ad oggi oltre 200.000 visualizzazioni). Questo ritorno mi ha dato tantissime soddisfazioni. E’ un impegno che continua a piacermi, perché io adoro essere in contatto con i miei fans, che anzi chiamerei di più ‘amici’!”.

D. “Il 1998 è stato l’anno della tua consacrazione con ‘Come l’acqua nel deserto’, a cui seguono ‘Come il sole’ e ‘Sei tu’. Tra l’altro l’anno successivo sei arrivata a Sanremo con la canzone ‘Un fiume in piena’ (poi sei tornata al Festival nel 2007 con ‘Senza di me ti pentirai’) … Anni ed emozioni indimenticabili: raccontaceli”.

R. “Sicuramente quello è stato il mio periodo d’oro, anche perché il mio primo disco non ha solo venduto tantissimo, ma è stato anche tradotto in spagnolo dal famosissimo produttore di Jennifer Lopez, Manny Benito. Inoltre mi sono classificata al terzo posto a Sanremo appunto con ‘Un fiume in piena’ e c’è stato appunto un ritorno con ‘Senza di me ti pentirai’ … Quindi questi sono stati sicuramente anni costellati da tanti successi”.

D. “Hai avuto non solo esperienze musicali, ma anche teatrali, hai partecipato a musical, cantato colonne sonore …”

R. “Sì, ho avuto appunto anche esperienze teatrali, come la trasposizione de ‘La buona novella’ di Fabrizio De Andrè, ho cantato su invito dell’etichetta discografica Real World Records di Peter Gabriel la colonna sonora del film di animazione ‘La gabbianella e il gatto’ con tanti altri artisti italiani tra cui Samuele Bersani e Spagna, ed altre … Esperienze che diventa un po’ difficile elencare tutte … Non mi sono fatta mancare nulla (ride, ndr). E’ stato un bel percorso, poi io sono sempre molto ‘curiosa’ e non mi sento mai ‘arrivata’. Sento che c’è sempre da costruire tanto, inoltre adesso è molto più difficile, perché il mercato è cambiato tantissimo … Il digitale ci ha offerto tante possibilità, però ci ha anche tolto molto … E’ diventato difficile trovare e comprare dischi in un negozio, mentre prima ‘il disco’ era visto come un oggetto ‘un po’ ’ più importante. Tuttavia c’è anche un ritorno al vintage, al vinile … Vediamo come si evolve questa situazione!”.

D. “A proposito di colonne sonore: hai interpretato un brano intitolato ‘Parla più piano (Brucia la terra)’, ispirato alla celeberrima colonna sonora de ‘Il Padrino” e composta da Nino Rota” …

R. “Sì, anche quello è stato un bellissimo successo radiofonico, piazzatosi ai primissimi posti delle classifiche indipendenti … Ho sempre voluto dare un approccio ‘filmico’ alla mia musica e la colonna sonora de ‘Il Padrino’ di Nino Rota mi ha ‘fulminata’ … Così ho voluto fare un omaggio al grande compositore e in una chiave secondo me assolutamente ‘diversa’ dal solito: con un approccio ‘rock teatrale’, sinfonico e nello stesso tempo ho voluto mettere all’interno del pezzo una parte in dialetto siciliano … Non volevo fare una semplice cover di questo brano, ma dare l’impressione di ‘un film nel film’, perché il testo contiene un frammento in siciliano de ‘Il Padrino III’, in cui ‘il figlio di Al Pacino’ (il quale interpreta l’anziano Michael Corleone, ndr), canta al padre questa canzone con la chitarra (classica, che segna un po’ un ritorno alle mie origini, anche se per il resto si sentono chitarre elettriche) … Inoltre nel video ho voluto mettere un po’ di me stessa, inserendo tre foto personali: una di mia madre, una di mio padre e una di me bambina … In tutte le canzoni c’è sempre qualcosa di noi e in ‘Parla più piano (Brucia la terra)’ ho voluto rendere il concetto in questo modo”.

D. “Sei anche diplomata in doppiaggio con la grande Marzia Ubaldi …”

R. “Sì, è bravissima: una delle più grandi doppiatrici italiane … Ripeto, sono molto curiosa verso tutte le varie ‘situazioni’ artistiche, perciò ho voluto fare anche questo corso. Piccolo aneddoto: ho dovuto doppiare una parte (quella di una donna con accento francese) in ‘Frankenstein Junior’! … Questo mi è servito a livello teatrale e quando ho partecipato alla colonna sonora del film di animazione ‘Pinocchio’ con musiche di Lucio Dalla, interpretando la Fata Turchina. Sicuramente, se non fossi diventata cantautrice, mi sarei proiettata verso il cinema, che mi piace moltissimo oltre ovviamente alla musica (e alla pittura e al disegno: certe volte, anzi, ascoltavo musica disegnando e dei disegni mi ispiravano musiche …)”.

D. “Cosa ti ha portato a volerti esprimere su fronti artistici così diversi?”

R. “Oltre alla ‘curiosità’ di cui ho già parlato, provo un amore immenso per il viaggio ed entrare in tutte queste arti significa in primis viaggiare con la mente, col cuore. … Ho sempre visto la mia musica come un viaggio sentimentale … Immaginiamo soltanto il potere di una canzone: riuscire addirittura a far rivivere un momento, una sensazione! Quindi tutte queste arti che abbiamo detto, messe insieme, hanno un potere evocativo incredibile!”.

D. “La tua carriera è iniziata nel ’92 (dopo che hai conseguito il diploma in chitarra classica al Conservatorio di Terni) con la partecipazione al programma ‘Partita Doppia’, presentato da Pippo Baudo. In quell’occasione ti sei aggiudicata il titolo di miglior ‘Giovane cantautrice’ e sei stata premiata nientemeno che da Domenico Modugno. Che ricordi hai di quell’esperienza e di Mimmo?”

R. “Ogni sera, in quella trasmissione, c’era un grande personaggio e nella serata della premiazione c’era appunto Domenico Modugno, che era nell’ultimo periodo della sua vita. Ricordo di aver provato una fortissima emozione. Ero lì con in mano la coppa appena vinta, diedi un bacio a Mimmo e lui (seduto sulla sua sedia a rotelle) mi disse: ‘Ma tu eri quella con la chitarra, vero? Io sapevo che avresti vinto tu!’ … Non mi scorderò mai questa frase che mi disse all’orecchio! Personalmente non sapevo cosa dire e avevo le lacrime agli occhi … . Comunque ho avuto tante soddisfazioni di questo tipo, perché sono venuta a contatto con molti personaggi anche della musica internazionale”.

D. “Di italiano hai conosciuto anche Mario Lavezzi, che è diventato il tuo produttore”.

R.“Sì, una figura chiave del mio percorso. Vinsi una borsa di studio al CET di Mogol e lì incontrai Mario. Avevo in mente una sorta di musica latin – elettronica, con un flamenco reinventato, e con lui quest’idea ebbe subito un approccio positivo. Lavezzi mi lasciò totalmente libera, perché vide che avevo le idee molto chiare e sapeva che ero una musicista. Il progetto gli piaceva moltissimo, come anche a Rudy Zerbi, che conobbi alla Sony tramite Mario”.

D. “Quali sono le novità sulle quali stai lavorando che ci puoi anticipare?”

R. “Sto lavorando con il mio produttore ad un nuovo disco, che uscirà il prossimo anno in concomitanza con il singolo estivo. Ho voluto in questo caso fare un percorso diverso; in passato si usciva con una serie di singoli, mentre adesso magari è più difficile: si esce con due e poi subito con il disco. Personalmente ho voluto tornare un po’ al passato, perché il pubblico potesse conoscere tutti o quasi i brani dell’album. In particolare, come cantante indipendente mi è sembrato più bello farli conoscere tramite Facebook, i social in generale e i video. Con l’imbarazzo della scelta del singolo, perché per un cantante i propri brani sono come dei figli! Certamente, cerco di far ascoltare pezzi il più possibile radiofonici, pezzi che possano far presa sulla gente, e vedo che finora le scelte mie e del mio produttore sono state molto premiate. Anche la stessa versione nuova di ‘Parla più piano’ per fare un omaggio a Nino Rota, è stata apprezzatissima”.

D. “Che consiglio daresti a un giovane artista che vuole ‘arrivare’ alla gente con la sua musica?”

R. “Consiglio determinazione e un proprio stile, perché se uno non ha personalità a livello musicale, non può arrivare da nessuna parte. Deve avere una riconoscibilità musicale e vocale, che può essere di qualsiasi tipo: l’importante è non scimmiottare i grandi personaggi, ma essere se stessi, con la possibilità di piacere o non piacere. Al di là delle facili mode che vedo adesso di ‘studiare’ solo un personaggio televisivo. Oggi c’è una ‘televisizzazione’ della musica che va a discapito di tutti quelli che hanno fatto una grossa gavetta. Bisognerebbe evitare un facile successo come quello che può dare un talent. Un giovane può certamente iscriversi (tra l’altro oggi le case discografiche prendono ‘solo’ quelli!), ma deve secondo me fare attenzione, perché con un successo immediato che non si sa ‘reggere’, o senza poi avere le canzoni ‘giuste’, o  ancora se si sono fatti studi soltanto per avere appunto un successo immediato, si corre il rischio di ‘bruciarsi’, perché non c’è dietro sostanza, l’essenza che dà la costanza della preparazione. Non ci sono più i gli ‘insegnanti’ che ti seguono come nei talent, le case discografiche ti abbandonano e tu cadi in depressione”.

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