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Differenza fra trascrizione, adattamento e arrangiamento

Innanzitutto mi presento per chi accede direttamente a questa pagina: mi chiamo Luca Valsecchisono diplomato in Conservatorio, lavoro per oltre 350 committenti in tutta Italia come compositorearrangiatore ma soprattutto trascrivere musica su spartito (attività che svolgo perlopiù da mattina a sera da oltre 10 anni) mi ha portato ad affermarmi in questo settore a livello nazionale. Sono inoltre un Perito (plagi) accreditato ed iscritto all’albo della Camera di Commercio (richiedimi la documentazione o richiedila direttamente alla Camera di commercio di Lecco). Conosco bene la materia e so quel che dico.

 

Si parla spesso di trascrizioni e arrangiamenti musicali, ma nell’utilizzo di questi termini spesso si fa confusione, vediamo di capire bene dove “inizia” uno e dove “finisce” l’altro, soprattutto tenendo presente anche delle varie “sottocategorie”, spesso altrettanto confuse.

Differenza fra trascrittore e copista

Partiamo dall’articolato mondo delle trascrizioni, ve ne sono davvero di diverso genere, e bisogna capire bene di volta in volta di cosa si sta parlando; innanzitutto trascrivere musica non vuol dire copiare uno spartito cartaceo al computer utilizzando uno dei numerosi software dedicati quali fra i più conosciuti “Finale” e “Sibelius”: in questo caso non si tratta assolutamente di trascrivere musica, ma bensì di copiarla al computer per ottenerne spartiti di tipo professionale, infatti guarda caso il professionista che si occupa di questa attività si chiama “copista musicale”, appunto perchè “copia”, tradotto: legge e scrive, il concetto è molto semplice; saper fare questa attività a livello professionale decisamente meno.

Trascrivere la musica

Trascrivere musica è ben altra cosa, il concetto – base è questo: partendo dall’ascolto di un  brano musicale si può avere la necessità di trascrivere lo spartito  della linea melodica principale o necessitare addirittura della trascrizione  integrale della partitura, infatti si può parlare di “trascrizione della linea melodica” che consiste appunto nella trascrizione della sola melodia portante di una composizione (certamente la trascrizione più semplice ed elementare) fino ad arrivare alle trascrizioni integrali di una intera composizione (trascrizione di tutti gli strumenti, cioè della partitura) o di una o più intere sezioni strumentali (trascrizione degli archi, dei fiati, ecc.); va da sè che si tratta di un tipo di trascrizione di elevatissima complessità e difficoltà, che richiede totale padronanza dell’armonia e dell’orchestrazione, perchè mai si potrebbe riuscire a trascrivere integralmente una composizione orchestrale affidandosi unicamente ad un seppur indispensabile “orecchio musicale” molto “fine” (alcuni diranno che occorre l’orecchio “assoluto”: occupandomi in prima persona di questo tipo di trascrizioni, posso garantire che non è l’orecchio assoluto che occorre (anzi non serve pressochè a nulla, nel contesto di quello di cui si sta parlando) ma bensì un ottimo “orecchio relativo”, sono due cose ben diverse, ed anche su questo si fa moltissima confusione e se ne parla a sproposito, ma questo è un altro discorso.

Adattare la musica:

Un’altra cosa ancora è dover appunto adattare una composizione composta originariamente per un determinato organico strumentale per poter essere eseguita da una diversa formazione strumentale: in questo caso si parla di “adattamento”, infatti non occorre trascrivere assolutamente niente, ma l’adattatore si “limita” (questo termine non vuol dire che sia una cosa semplice) a rendere eseguibile una determinata composizione da organici strumentali di volta in volta sempre diversi, con lo scopo di “consegnare” all’ascoltatore (nel limite del possibile) un “risultato finale” che sia quanto più simile a quello originale.

Arrangiamento:

Il compito dell’arrangiatore si differenzia totalmente da quello del trascrittore, infatti compartecipa insieme al compositore nella creazione della composizione; anche in questo caso naturalmente i “livelli” di arrangiamento possono essere diversi: c’è il caso nel quale l’arrangiatore “porta a termine” una composizione appena abbozzata nei suoi tratti essenziali (procedura molto comune nella musica leggera, nella quale il “compositore” si limita a creare la linea melodica armonizzata, spesse volte anche con semplici accordi di massima, e poi tutto il resto del lavoro viene completato e/o rielaborato dall’arrangiatore); un altro caso è quello nel quale l’arrangiatore “riveste” un brano musicale con un arrangiamento totalmente differente, per esempio “trasformando” un tango in versione jazz o viceversa: naturalmente esempi di questo tipo sono innumerevoli.