IL BASSO ELETTRICO

di  Andrea Balzani

Il basso elettrico è uno strumento cordofono a pizzico caratterizzato da un registro grave.

Da ruolo di strumento armonico interpretato dal bassista negli anni 50\60 il basso ha assunto sempre di più una parte da protagonista; tra i primi bassisti virtuosi figurano nomi come Stanley Clarke, Alphonso Johnson e Paul Jackson.

Conosciamolo meglio!

La storia e le caratteristiche del basso elettrico

La sua storia inizia nel 1951 quando, per far fronte alla necessità di sostituire il contrabbasso nelle orchestre con uno strumento meno ingombrante e maneggevole, il costruttore Leo Fender sviluppò un prototipo di basso elettrico (inizialmente chiamato semplicemente “chitarra basso” poi “Precision” in quanto il manico era diviso in una sequenza di tasti che permettevano un’ intonazione più precisa delle note).

Da quel momento il basso elettrico ha avuto un’innovazione ed un impiego sempre crescente, difficilmente paragonabile ad altri strumenti.

Un basso standard ha generalmente 4 corde accordate per quarte giuste (partendo dalla più grave MI – LA – RE – SOL) ma esistono modelli anche a 5, 6 e 12 corde (quest’ultimo frequentemente utilizzato dai virtuosi come John Patitucci); sul mercato sono inoltre presenti esemplari particolari dotati di 24 corde.

A differenza del contrabbasso che può essere suonato anche con l’arco il basso elettrico si suona generalmente con le dita o con il plettro (soprattutto nel rock); effetto tipico di entrambi ma più presente nel basso elettrico è lo “slap” ottenuto mediante la percussione del pollice o della mano sulle corde dello strumento.

Altri effetti derivati dalla tecnica chitarristica sono  il barrè (usato principalmente sul contrabbasso) legato ascendente (hammer on) o discendente (pull off), il glissato (slide), le note stoppate (mute, ghost o dead notes), bicordi, e “ghost note”.

Fra le principali marche produttrici  sono da menzionare la Alambic, Eko,  Fender,  Gear4music,  Sterling,  Squier,  Yamaha.

I Grandi bassisti

Nel 1976 fa la comparsa sulla scena il protagonista assoluto di questo strumento: Jaco Pastorius.

Fondamentale fu il suo contributo all’interno dei Weather Reaport a fianco di musicisti eccezionali come Joe Zawinul e Wayne Shorter, portando il basso da strumento “gregario” ad uno strumento con ruoli virtuosistici di primo piano.

Sulla via tracciata da Pastorius cominciano ad apparire i cosiddetti bassi “fretless” (senza tasti); capiscuola in questo campo ne furono Jeff Berlin, Bunny Brundel e Mark Egan (una menzione a parte meritano anche bassisti come Marcus Miller che ha saputo fondere gli stili di Clark e Pastorius, tale da renderne uno dei turnisti più richiesti nel settore e Victor Wooten dove il basso viene elevato alla sua massima potenza virtuosistica fondendo tra loro elementi funk, soul e jazz).