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TECNICA CHITARRISTICA DEL VOLUME SWELL

di Daniele Moneta

La tecnica del volume swell, applicata alla chitarra elettrica, è un artificio espressivo che ricade nel novero delle tecniche moderne, possibili grazie all’innovazione tecnologica del ventesimo secolo.

Tale tecnica permette di imitare il suono di un violino o un organo, utilizzando dei suoni appropriati che permettano la realizzazione di nuove sonorità.

La sua funzione è fondamentalmente semplice:  si tratta di imitare la fluidità del suono violinistico o organistico, utilizzando la manopola del volume dello strumento:

per eseguire ciò, si dovrà eseguire una nota tenendo il volume della chitarra a zero, per poi alzare con la mano destra e riportandolo alla sua chiusura.

Si otterrà così una nota priva di attacco, che imiterà un suono fluido tipico del violino o dell’ organo; ciò dipende dal fatto che il suono venga bagnato o meno con abbondanti quantità di Delay.

Un esempio famosissimo di tale tecnica espressiva si può trovare nel celebre brano di Edward Van Halen“Cathedral”, in cui il chitarrista esegue un brano con ampio uso di effetti d’ambiente, imitando il suono di un organo a canne suonato in ambiente spazioso, una cattedrale appunto.

Nel suddetto brano, Edward esegue note con la mano sinistra utilizzando legati, e con la mano destra apre e chiude il volume, “tagliando” cosi tutti gli attacchi delle note.

Una variante possibile è quella di suonare le note con entrambe le mani, plettrando o mediante il fingerpicking, e controllare l’apertura e chiusura della manopola utilizzando solo il mignolo della mano destra.

Quest’ ultima modalità è utilizzata da Yngwie Malmsteen, noto compositore moderno con una forte influenza barocca e classica.

Esiste un filone chiamato neoclassico di musicisti che fondono stili moderni con sonorità del periodo ‘600 – 700 ove si nota l’uso intensivo di questa tecnica; tra gli altri ricordiamo Uli Jhon Roth, Joe Stump e il compianto Randy Rhoads.

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Regolazione del suono: effetto Delay e Chorus

Il suono della chitarra elettrica è fondamentalmente diviso in due macro aree: distorto e pulito (clean).

Queste due sonorità basiche hanno poi innumerevoli varianti, mediante l’utilizzo di altri effetti d’ambiente, modulazione e ritardo e altro che non approfondiremo in questa sede; la cosa certa è che lo strumento ha un ventaglio di sonorità veramente enormi.

Il suono preferibile per eseguire il volume swell è certamente quello distorto, con una buona dose di guadagno, in modo tale d’ avere note ricche di sustain quando si manovra la manopola del volume per creare l’effetto: è possibile e consigliabile utilizzare un effetto di ritardo (echo o delay), che doni spazialità all’ esecuzione prolungando e ribattendo le note anche dopo la chiusura del volume.

Un’ulteriore aiuto può essere dato dall’ utilizzo dell’effetto di Chorus, che andrà a creare una corposità alle note; questo effetto di modulazione crea delle proprie e vere sfasature di frequenza rispetto alla nota effettivamente eseguita, donando uno spessore che in questo caso può rivelarsi molto apprezzabile.

Resta da dire che il setting del suono non ha limiti prefissati; il gusto e la creatività dell’esecutore saranno la guida che lo porteranno ad ottenere risultati i quali potranno risultare più o meno pertinenti rispetto all’obbiettivo prefissato.