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DIFFERENZA TRA GIRO DI DO E GIRO ARMONICO

di Luca Valsecchi

Cominciamo a sfatare una leggenda metropolitana: il cosiddetto “giro di DO” non esiste e non è mai esistito.

In questo articolo viene spiegato cosa si intende, musicalmente parlando, con questa espressione impropria.

Il M° Luca Valsecchi, orchestratore, trascrittore partiture e perito plagi consultato dal Corriere della Sera, ti augura buona lettura con 250 articoli musicali scritti da musicisti professionisti.

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Al massimo esistono “i giri di DO” che consistono in diverse (ma limitate) successioni di accordi della tonalità di DO maggiore.

Molto semplicemente, si tratta delle varie combinazioni fra i seguenti accordi:

DO maggiore, RE minore, MI minore, FA maggiore, SOL maggiore, LA minore (accordi costruiti utilizzando esclusivamente le note della scala di DO maggiore).

L’accordo di SI, sempre costruito nella tonalità di DO maggiore, è un accordo “diminuito”, dissonante, quindi in questo contesto non utilizzato.

E’ molto importante abbozzare quantomeno un approfondimento relativamente a “questo contesto”.

Sebbene una buona parte delle canzoni commerciali (evidentemente di questo si parla) siano costruite utilizzando successioni accordali di questa tipologia, è bene capire cosa ne consegue:

certamente, da parte dell’ascoltatore medio, una grande orecchiabilità e facilità di assimilazione, dal momento in cui, trattandosi di elementi musicali ridotti ai minimi termini, canzoni “costruite” su questi giri armonici vengono facilmente assimilate da chiunque non possieda alcuna educazione musicale.

I risvolti pesantemente negativi, oltre alla cultura musicale inesistente, sono i seguenti:

canzoni di questo tipo, a livello creativo – compositivo, per quanto appena esposto, sono letteralmente alla portata di chiunque, portando a “scontrarsi” con una “concorrenza” sostanzialmente infinita.

Dal lato prettamente musicale, porta di sicuro (anzi di più, con certezza matematica), ad una produzione più che omologata (canzoni tutte simili fra di loro), la quale, a sua volta, porta spessissimo alla constatazione del già sentito, e non certo perché le note siano sette, come tutti i profani dicono, visto che sono dodici come dicono solitamente i musicisti, ed in verità… sono molte, molte di più.

Si sfocia addirittura, per ragioni molto tecniche ed altrettanto molto precise, a privarsi di una effettiva tutela dell’opera musicale (ci si riferisce alla tutela contro il plagio): l’argomento è estremamente lungo e complesso, impossibile da trattare in questo articolo, ma sappiate che “chi vi parla”, oltre ad essere un musicista professionista, è un Perito plagi musicali certificato.

Questo aspetto appena accennato vorrei però tentare di approfondirlo, seppur brevemente.

Nelle cause di plagio musicale, oltre alla comparazione analitico – musicale dei brani in contenzioso, viene valutato il parametro che, in tale sede, è definito originalità dell’opera. Non ci si riferisce tanto al fatto che sia stata o meno già pubblicata,  bensì al concetto seguente:

se una composizione musicale è costruita sul famigerato “giro di DO” o poco più, ne consegue MATEMATICAMENTE che, nel mondo e nella storia, si troveranno decine se non migliaia di musiche assolutamente identiche, proprio perché tutte costruite su basi musicali limitatissime e quindi chiuse su sé stesse, circoscritte e ridondanti, quando la MUSICA, di per sé, ha spazi INFINITI di possibilità creative; ma per poterle sfruttare, come in tutte le cose della Vita, bisogna studiarne il linguaggio.

I periti chiamati dal giudice a stendere l’analisi musicale – comparativa delle composizioni oggetto della causa, se arrivano a stabilire che una determinata canzone è costruita sul famigerato “giro di DO” (il quale, va da sé, si usa esclusivamente nelle canzoni commerciali della leggera, non certo nella musica colta, ma nemmeno nella “canzone d’autore”, intendendo con questa espressione “canzoni di elevata consistenza tecnico – armonico – musicale”), il suddetto requisito dell’ “originalità” dell’opera viene a mancare palesemente, in quanto queste tipologie di canzoni  si potrebbero (assurdamente) inquadrare come “plagio involontario” di decine/migliaia di canzoni ad essa precedenti, le quali sarebbero altrettanto assurdamente tutte “plagiate involontariamente” fra di loro.

Evidentemente non si tratta di alcun plagio, bensì della matematica conseguenza di musiche armonicamente scontate e omologate, (esattamente il contrario di “originali”)  composte sul nascere, come già spiegato, con limitatissime possibilità musicali, anche melodicamente parlando (visto che la melodia si “appoggia”, in modo altrettanto limitato, sulle armonie già limitate di loro) il che porta l’autore a presentare come “nuova canzone” quella che, in verità, è l’ennesima riproposizione della stessa canzone già precedentemente pubblicata centinaia – migliaia di volte.

Queste Cause, per i denuncianti, sono perse in partenza.

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