DIFFERENZA FRA SPARTITO E PARTITURA MUSICALE

di Luca Valsecchi

Dando per assodato che il lettore conosca la scrittura musicale ed i relativi elementi propri quali il rigo musicale (o pentagramma), il posizionamento delle note sullo stesso e tutto ciò che ne consegue, in questa dispensa vengono trattate le differenze, ma anche ciò che lega fra di loro lo spartito con la partitura musicale.

Si parla di spartito quando il compositore (colui che scrive lo spartito) si rivolge al singolo esecutore musicale. Gli esecutori musicali (strumentisti o cantanti) possono essere raggruppati fra di loro in formazioni musicali più o meno numerose e ad ogni singolo musicista sarà destinato uno spartito.

A questo proposito subito una precisazione: non è il numero di pentagrammi a determinare la differenza fra spartito e partitura, infatti per puro esempio lo spartito di un organista può avere la necessità di diversi righi musicali, ma si tratta sempre appunto di spartito.

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Si parla di partitura, quando in una composizione musicale suonano da due a numerosi strumenti  ed in questa vengono raggruppati tutti insieme in una scrittura di tipo “verticale” (uno sopra l’altro, un rigo alla volta). Dalla partitura verranno poi prodotte le “parti staccate”, cioè i singoli spartiti per tutti gli strumenti presenti in partitura.

Le necessità di produrre una partitura, possono essere diverse: si pensa certamente al direttore d’orchestra, il quale ha la necessità di leggere “in un colpo solo” le parti di tutti gli strumenti, ma non è certamente l’unico motivo di necessità, appunto.

La partitura vede la sua ragion d’esistere a partire dal compositore, che compone una musica nella quale suoneranno diversi strumenti musicali: se dovesse scrivere i singoli strumenti separatamente, non potrebbe avere l’indispensabile visione unitaria, con l’impossibilità stessa di comporre.

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