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Studio della musica

Innanzitutto mi presento per chi accede direttamente a questa pagina: mi chiamo Luca Valsecchisono diplomato in Conservatorio, lavoro per oltre 350 committenti in tutta Italia come compositorearrangiatore ma soprattutto trascrivere musica su spartito (attività che svolgo perlopiù da mattina a sera da oltre 10 anni) mi ha portato ad affermarmi in questo settore a livello nazionale. Sono inoltre un Perito (plagi) accreditato ed iscritto all’albo della Camera di Commercio (richiedimi la documentazione o richiedila direttamente alla Camera di commercio di Lecco). Conosco bene la materia e so quel che dico.

 

Studiare musica. All’interno di questa “semplice” attività si nasconde un mondo, molto spesso letteralmente sconosciuto anche dopo anni di studio serio e metodico, per poi accorgersi che per molteplici ragioni (appunto troppo spesso sconosciute) si scopre di non trovarsi nel punto in cui ci si aspettava di trovarsi, per esempio un livello di tipo professionale, ma esattamente il contrario…come può succedere una cosa del genere?

Innanzitutto occorre una doverosa premessa: senza uno studio serio e regolare, non si va da nessuna parte (e tutti quanti hanno avuto la pretesa di studiare da “autodidatti” hanno compreso sulla loro pelle quanto sia deleteria una simile scelta).

Un primo concetto base è che occorre partire dalla cosiddetta A – B – C della musica: qualsiasi sia il nostro obbiettivo finale (imparare a suonare il jazz, il metal, il rock, insomma qualsiasi genere musicale) occorre partire dalla BASE della musica, e la base è UGUALE per tutti…senza di quella non si va da nessuna parte; quindi: inizialmente occorre impostare lo studio della musica nel modo più “classico”, partendo innanzitutto dal solfeggio e (parallelamente) dallo studio APPROFONDITO dell’armonia (classica), naturalmente accompagnando il tutto con gli studi strumentali (lo studio del pianoforte è indispensabile per tutti, anche per un tecnico del suono o per un critico musicale per esempio).

Focalizziamo il discorso per essere sicuri che sia chiaro a cosa servano il solfeggio e l’armonia, perchè questo è un errore molto grave e debilitante, cioè studiare senza sapere a cosa serve un determinato studio;

due parole sul solfeggio: quante volte (troppe) ho sentito dire queste frasi molto tristi: “il solfeggio non serve a niente”; “il solfeggio mi annoia”; ecc… vi scrivo la mia personale definizione del solfeggio: “Il solfeggio è l’esecuzione parlata – o ancora meglio cantata – della musica”: come si fa a odiare o ritenere inutile il solfeggio se è proprio il solfeggio che ci permette di SENTIRE la musica già nel momento stesso in cui appunto la solfeggiamo? suonarla poi sarà una semplice conseguenza, semplicemente più difficile perchè occorrerà superare le difficoltà tecnico – strumentali, ma certamente non potremo MAI suonarla (o cantare uno spartito) se non sappiamo solfeggiare!!! Chi arriva a tali affermazioni, oltre che essere totalmente fuori strada, musicalmente parlando non andrà da nessuna parte, perchè la capacità che rende una persona un “Musicista” è quella di saper LEGGERE la musica e interpretarla quindi correttamente, tutto il resto, le strade “alternative” che oggi vanno tanto di moda, portano da tutte le parti tranne che in quella di diventare Musicisti, con tutte le conseguenze del caso (conseguenze sempre totalmente debilitanti)
due parole sull’armonia: i più potrebbero dire “questa perfetta sconosciuta”: in Italia, anche a livello di programmi ministeriali (vale per tutti tranne per chi studia composizione naturalmente) allo studio dell’armonia è relegata un’importanza del tutto marginale, facendo passare il triste concetto che sia SOLO una “materia” da studiare perchè senza superare il relativo esame di “armonia complementare” non ci si può diplomare (terminologia del vecchio ordinamento, ora con i nuovi “corsi di laurea” è cambiata la terminologia ma la sostanza più o meno è sempre quella) . L’armonia è lo studio della musica “in verticale”, è il lato della musica che da il reale spessore Artistico al discorso musicale; sappiamo bene che una melodia armonizzata in modi alternativi assume una “dimensione” totalmente DIVERSA, e questa differenza non è di tipo marginale ma di tipo SOSTANZIALE. Ci si può ritenere Musicisti senza conoscere approfonditamente quali sono questi “elementi” che vanno a determinare queste differenze sostanziali? la risposta dovrebbe essere scontata: NO.
Tralasciamo poi la ancora più diffusa convinzione (diffusa pressochè nel 99,9% dei casi di chi studia armonia proprio nei contesti accademici) che lo studio dell’armonia sia fatto di “regole”, di ciò che è “giusto” e di ciò che è “sbagliato”: mi limito a dire che convinzioni di questo tipo, purtroppo fatte passare dolosamente proprio da moltissimi insegnanti, arrecano solo DANNI e nient’altro; fortunatamente le “cose” non sono esattamente così (TUTT’ALTRO), ma occorrerebbe trattare questo argomento in modo a sè stante, cosa che mi riprometto di fare al più presto (appena disponibile troverete qua il relativo link).

A questo punto, “gettate” in modo serio le basi musicali (perchè anche superato questo “livello” appunto di basi musicali si tratta), sarà possibile intraprendere quelle scelte che ci indirizzeranno in maniera specifica in un ambìto piuttosto che un altro (come si diceva all’inizio); questa preparazione di base permetterà di non avere “sorprese” dell’ultimo minuto, sorprese che dopo anni ed anni di studio risultano molto spesso di totale impedimento per un inserimento di tipo professionale nel mondo musicale, attualmente molto più sfaccettato di come si presentava fino a non più di dieci anni fa, quindi anche più ricco di “facili alternative” e di conseguenza di “facili sorprese”.