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Innanzitutto mi presento per chi accede direttamente a questa pagina: mi chiamo Luca Valsecchisono diplomato in Conservatorio, lavoro per oltre 400 committenti in tutta Italia come compositorearrangiatore ma soprattutto trascrivere musica su spartito (attività che svolgo perlopiù da mattina a sera da oltre 10 anni) mi ha portato ad affermarmi in questo settore a livello nazionale. Sono inoltre un Perito (plagi) accreditato ed iscritto all’albo della Camera di Commercio (richiedimi la documentazione o richiedila direttamente alla Camera di commercio di Lecco). Conosco bene la materia e so quel che dico.

Comporre ed arrangiare per ensemble cameristici

Nella mia attività professionale nella quale mi occupo di composizioni, trascrizioni e arrangiamenti musicali mi vengono spesse volte richiesti degli arrangiamenti per gli organici strumentali più diversi.
A questo proposito molte volte mi viene chiesto se è possibile riarrangiare per particolari ensemble cameristici (es. flauto – oboe – fagotto, e gli esempi sono naturalmente infiniti) una determinata composizione originale per quintetto d’archi (anche in questo caso gli esempi possono essere infiniti).
Innanzitutto occorre fare chiarezza sull’uso della terminologia corretta, e a questo proposito invito a leggere questa dispensa che spiega la differenza fra una trascrizione, un adattamento e un arrangiamento.

L’unica possibilità per poter eseguire composizioni con organici strumentali sempre diversi come sopra descritto, è naturalmente quella di rivolgersi ad un arrangiatore.
Ma la domanda è: quali sono i limiti oltre i quali non si può andare? è possibile descrivere una sorta di “vademecum” per sapere se un certo tipo di esigenza è realizzabile oppure no? la risposta come è facilmente intuibile è negativa, occorre rivolgersi di volta in volta ad un arrangiatore professionista il quale valuterà l’esigenza specifica e ne comunicherà la fattibilità.

Gli elementi che verranno presi in considerazione sono legati alle caratteristiche dei diversi strumenti musicali, non solo dalla loro diversa tipologia (es. adattamento da strumenti ad arco a strumenti a fiato) ma anche la loro quantità, l’estensione, la tonalità, ecc.

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L’ agibilità tecnica di uno strumento musicale è uno dei fattori determinanti, per esempio la tecnica strumentale di un violino o di un flauto non è comparabile a quella molto più limitata di una tromba o di un corno francese.

Un’ altra considerazione fondamentale riguarda la caratteristica polifonica: a fronte di uno strumento “multi – polifonico” come un pianoforte, occorreranno come minimo tre strumenti monodici (strumenti che possono eseguire un unico suono alla volta) perchè si renda possibile l’adattamento, come nel caso si volesse adattare un’invenzione a tre voci di Johann Sebastian Bach per tre clarinetti o per un trio oboe – clarinetto – fagotto.

Al contrario e quasi per assurdo potrebbe risultare più agevole adattare, ed in questo caso ridurre, una composizione scritta per orchestra sinfonica a pochi strumenti, non è infatti la quantità degli strumenti utilizzati un elemento strettamente determinante quanto l’utilizzo che viene fatto di questi strumenti, infatti la composizione orchestrale segue dei procedimenti che, volendoli descrivere in modo estremamente semplificato, segue quelle che sono le diverse “sezioni” (archi, fiati, le relative sottosezioni dei legni e ottoni, percussioni, ecc.), le quali fanno “dialogare” fra di loro gli elementi tematici, armonici e ritmici.
L’arrangiatore prenderà in considerazione questi ultimi elementi per determinare “quante polifonie” occorreranno per riprodurre lo stesso tipo di risultato musicale, unitamente a tutte le altre valutazioni precedentemente descritte.