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COMPORRE E ARRANGIARE PER ENSEMBLE CAMERISTICI

di Luca Valsecchi

Nella mia attività professionale, nella quale mi occupo di composizioni, trascrizioni e arrangiamenti musicali, mi vengono spesse volte richiesti degli arrangiamenti per gli organici strumentali più diversi.
A questo proposito, molte volte mi viene chiesto se sia possibile riarrangiare per particolari ensemble cameristici (es. flauto – oboe – fagotto, e gli esempi sono naturalmente infiniti) una determinata composizione originale per quintetto d’archi (anche in questo caso gli esempi possono essere infiniti).

Innanzitutto occorre fare chiarezza sull’uso della terminologia corretta e a tal proposito invito a leggere questa dispensa che spiega la differenza fra una trascrizione, un adattamento e un arrangiamento.

L’unica possibilità per poter eseguire composizioni con organici strumentali sempre diversi come sopra descritto, è naturalmente quella di rivolgersi ad un adattatore (e non trascrittore, che non c’entra assolutamente nulla).
Ma la domanda è: quali sono i limiti oltre i quali non si può andare? E’ possibile descrivere una sorta di “vademecum” per sapere se un certo tipo di esigenza è realizzabile oppure no? La risposta, come è facilmente intuibile, è negativa: occorre rivolgersi di volta in volta ad un professionista, il quale valuterà l’esigenza specifica e ne comunicherà la fattibilità.

Il M° Luca Valsecchi, orchestratore, trascrittore partiture e perito plagi consultato dal Corriere della Sera, ti augura buona lettura con 250 articoli musicali scritti da musicisti professionisti.

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Gli elementi che verranno presi in considerazione sono legati alle caratteristiche dei diversi strumenti musicali, non solo dalla loro diversa tipologia (es. adattamento da strumenti ad arco a strumenti a fiato) ma anche la loro quantità, l’estensione, la tonalità, ecc.

L’ agibilità di uno strumento musicale è uno dei fattori  determinanti. Per esempio la tecnica strumentale di un clarinetto o di un flauto non è comparabile a quella  della tromba o del trombone, i quali sfruttano gli armonici come solo gli ottoni sanno fare.

Un’ altra considerazione fondamentale riguarda la caratteristica polifonica: a fronte di uno strumento “multi – polifonico” come un pianoforte, occorreranno come minimo tre strumenti monodici (strumenti che possono eseguire un unico suono alla volta), perché si renda possibile l’adattamento, come nel caso si volesse adattare un’invenzione a tre voci di Johann Sebastian Bach per tre clarinetti o per un trio oboe – clarinetto – fagotto.

Al contrario e quasi per assurdo potrebbe risultare più agevole adattare ed in questo caso ridurre, una composizione scritta per orchestra sinfonica a pochi strumenti. Non è infatti la quantità degli strumenti utilizzati un elemento strettamente determinante, quanto l’utilizzo che viene fatto di questi strumenti. Infatti la composizione orchestrale verte su procedimenti che, volendoli riassumere in modo estremamente semplificato, assecondano le peculiarità delle diverse sezioni strumentali (archi, fiati, le relative sottosezioni dei legni e ottoni, percussioni, ecc.), le quali fanno “dialogare” fra di loro gli elementi tematici, armonici e ritmici.

L’arrangiatore prenderà in considerazione questi ultimi elementi per determinare “quante polifonie” occorreranno per riprodurre lo stesso tipo di risultato musicale, unitamente a tutte le altre valutazioni precedentemente descritte.

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