DIFFERENZE FRA IL PIANOFORTE ACUSTICO E DIGITALE

Il pianoforte acustico


Per le sue caratteristiche rientra fra gli strumenti cordofoni a percussione, in quanto nel momento in cui il pianista “movimenta” tramite le dita delle mani i famosi tasti bianchi e neri, ai quali sono collegati dei veri e propri martelletti, questi vanno a percuotersi  sulle rispettive corde, le quali entrando in vibrazione producono il suono.

Questo viene amplificato dalla cassa di risonanza (o cassa armonica che dir si voglia) e quindi propagato.

È importante sottolineare come ogni singolo componente del pianoforte acustico partecipi attivamente – in virtù delle sue peculiarità – alla produzione e alla qualità del suono.

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Il pianoforte digitale

Il pianoforte digitale è uno strumento squisitamente elettronico, progettato per somigliare il più possibile agli omologhi acustici, sia dal punto di vista esecutivo sia nella riproduzione musicale.

La tastiera è pesata e la dimensione dei tasti è identica a quella dei “veri” pianoforti: tutto ciò permette, specie nei modelli di gamma superiore, di raggiungere gli scopi per i quali viene costruito.

Un grosso limite, sul quale tuttavia negli ultimi anni si stanno facendo grossi progressi, è la cassa armonica, la quale “tradizionalmente” è sempre stata “l’anello mancante” fra i digitali e gli acustici, limitando così l’utilizzo dei primi in ambito prettamente di studio casalingo, con il vantaggio in primis economico, oltre che di poter essere suonato in cuffia senza disturbare i vicini.

Come già accennato, in questi ultimissimi anni si stanno “sperimentando” pianoforti digitali di nuova generazione, dotandoli di una vera e propria cassa armonica, unita a tutta una serie di “accorgimenti” legati alla “propagazione” del suono, così da ricercare la conquista di un rapporto “paritario” con il “vero” pianoforte.

Naturalmente qualsiasi pianista professionista, nell’attività concertistica, rifiuterà categoricamente l’opzione digitale, almeno per i prossimi… mille anni!

Luca Valsecchi compositore arrangiatore musicista

Il suono di un pianoforte digitale è campionato, cioè originariamente registrato da uno strumento vero; successivamente viene ri – elaborato al fine di assecondare le dinamiche del pianista.

I campioni presenti all’interno di questi pianoforti possono essere innumerevoli e – con l’aumentare della qualità – arrivano coprire un range di suoni, sfumature, caratteristiche tali da poter efficacemente simulare un pianoforte acustico.

Il digitale è inoltre dotato del protocollo midi, il quale permette di farlo “dialogare” con altri strumenti digitali e naturalmente con il computer, offrendo tutta una serie di preziose possibilità:

utilizzare altri campioni non presenti direttamente nel pianoforte; interagire con i software di videoscrittura e di produzione musicale e molto altro.

Differenze tra pianoforte acustico e digitale

In termini esecutivi e di ascolto un pianoforte digitale anche di alta gamma non potrà  mai eguagliare un pianoforte tradizionale gran coda.

Le differenze fra i due strumenti si evincono chiaramente nelle descrizioni già esposte.

In attesa di ciò che ci riserverà il futuro,  è possibile indicare tre possibilità di “destinazioni d’uso”:

  • per un utilizzo amatoriale, un pianoforte digitale anche di bassa gamma rappresenta una scelta validissima

  • per chi studia invece a livello professionale, i digitali di ultima generazione sono sicuramente superiori ai “vecchi” verticali, ma con tutta una serie di significativi vantaggi (in aggiunta a quanto già scritto: trasportabilità molto più agevole unita al minor ingombro), indicando però in modo estremamente chiaro come risulti assolutamente indispensabile la possibilità di poter svolgere una significativa parte dello studio su un pianoforte tradizionale a coda.

  • riguardo ai concertisti, giustamente, il pianoforte digitale semplicemente non esiste!