GLI ARMONICI DELLA VOCE

di  Virginia Guidi

Può capitare a chi studia canto di sentirsi dire che la sua voce sia priva di armonici.

Ma cosa vuol dire?

Spesso un insegnante di canto lirico, quando parla di carenza di armonici nella voce di un allievo, intende sottolineare la necessità di avere un suono più ricco che possa superare con facilità l’orchestra.

Una visione scientifica

In realtà gli armonici sono un elemento fondamentale di ogni suono che c’è intorno a noi.

Il suono si propaga nello spazio sotto forma di onda a prescindere dalla sua complessità.

Questa complessità è dovuta ad una somma di parti, chiamate parziali, che ne caratterizzano l’essenza.

Queste parziali sono in ordine casuale nel caso di un suono non intonato, mentre sono in una precisa progressione matematica nei suoni intonati.

Gli armonici nella voce

Anche nella voce dunque sono presenti i suoni armonici e caratterizzano fortemente il suo timbro.

Persino le vocali che noi pronunciamo dipendono da questa variazione, si chiamano infatti formanti vocaliche.

La vocale A è quella più ricca di armoniche, mentre la U quella più povera.

Le armoniche, oltre a determinare queste differenze, ci fanno percepire il colore della voce.

Anche ad esempio il suono nasale è una variazione di queste condizioni!

Il canto difonico o canto armonico

Mentre nella vita quotidiana non facciamo caso a queste differenze e siamo abituati a sentire un unico suono nella sua interezza, ci sono tecniche specifiche che possono far emergere alcuni suoni armonici rispetto ad altri, facendo sentire nettamente la produzione di due suoni contemporaneamente!

Queste tecniche, che vengono praticate da secoli in alcune culture extra-europee, sono da relativamente poco conosciute e praticate anche nella musica occidentale e riescono, attraverso un utilizzo particolare della respirazione, della lingua e delle labbra a creare delle vere e proprie melodie sopra un “pedale” che sarà la fondamentale del suono che stiamo andando a cantare.

Stimmung (Karlheinz Stockhausen)

Uno dei primi brani di musica occidentale scritto e pensato per il canto difonico è Stimmung di Karlheinz Stockhausen.

Questo brano, la cui prima assoluta è stata a Parigi nel 1968, è per 6 voci (due soprani, un contralto, due tenori e un basso) ed è costituito come un rituale dove i cantanti propongono vari modelli di melodie di armonici con le quali gli altri cantanti devono interagire.

La partitura è strutturata in modo aperto e ogni gruppo di cantanti può applicare delle scelte differenti di costruzione del brano; molte parti sono anche affidate all’improvvisazione, da ciò ne deriva che ogni esecuzione di Stimmung sarà differente.

La scrittura del brano è molto particolare, oltre ai ritmi infatti vi sono due notazioni differenti per indicare gli armonici da cantare: una sequenza numerica (che fa riferimento alla serie degli armonici) e delle vocali specifiche che vengono considerate come corrispettive di quegli armonici.