IL MADRIGALE E IL MOTTETTO: DIFFERENZE E CARATTERISTICHE PROPRIE


Con lo sviluppo della polifonia, nuove e sempre più elaborate forme compositive andarono prendendo piede; fra queste possiamo citare il mottetto ed il madrigale, che pur avendo radici comuni hanno conosciuto percorsi ed esiti artistici differenti.

La principale differenza fra il mottetto e il madrigale risiede nella destinazione d’uso, principalmente liturgica o celebrativa il primo, più funzionale a valorizzare l’espressività del testo letterario il secondo.

Il Mottetto

Pur non essendo possibile datarne l’esatta nascita, possiamo comunque far risalire i primi esempi di mottetto all’inizio del XIII secolo all’interno di quel laboratorio straordinario che fu la Scuola di Notre Dame a Parigi.

A quel tempo, ad opera soprattutto di due importanti compositori, Leonin e Perotin (all’italiana Leonino e Perotino) si operò una graduale trasformazione dei canti gregoriani utilizzati nella liturgia.

Alla singola linea melodica si iniziarono a sovrapporre nuove melodie appositamente composte al fine di arricchire il canto preesistente, utilizzando soluzioni tecniche sempre più varie e creative: fu così che dal semplice raddoppio della parte principale si passò ad un andamento più libero ed articolato delle voci aggiuntive, che cominciarono ad essere scritte anziché affidate all’improvvisazione.

Il termine mottetto, derivante dal francese “mot”(parola) iniziò ad essere utilizzato in riferimento ad una linea melodica aggiuntiva che presentava peraltro un testo differente rispetto a quello originario, rispetto al quale veniva generalmente posto a commento.

Con l’affinarsi delle tecniche polifoniche il mottetto divenne sempre più ricco ed elaborato, e presentava addirittura un testo differente (spesso in lingua differente) per ogni voce.

Questa caratteristica definita “politestualità” può darci un’idea del livello di complessità e raffinatezza che tale forma acquisì nel corso del tempo, ad opera di importanti compositori come Guillaume de Machaut e Philippe de Vitry che perfezionarono tecniche compositive come l’isoritmia, che consiste nella ripetizione di un medesimo schema ritmico sulle varie cellule melodiche dette taleae, e come l’hoquetus, un particolare espediente che consiste nell’ alternare delle pause alle diverse cellule melodiche.

Il Madrigale

Pur avendo esempi di madrigale a partire dal XIV secolo, è nel Rinascimento che la forma conobbe il suo periodo di maggiore fortuna, fino ad imporsi come il genere musicale profano per eccellenza.

La sua evoluzione stilistica è frutto dell’incontro fra le forme popolari come la frottola e la grande scuola polifonica fiamminga; grandi compositori di madrigali furono Adrian Willaert e Cipriano de Rore, le cui opere costituirono il modello per tutti i compositori del tempo.

Venivano messi in musica testi di elevato valore letterario, come i sonetti del Petrarca, Giovanni Boccaccio o Ludovico Ariosto.

Al fine di conseguire la massima espressività del testo vennero sperimentate soluzioni armoniche sempre più audaci e raffinate.

Una caratteristica fondamentale sono i cosiddetti “madrigalismi“: una tecnica compositiva il cui obbiettivo era quello di rappresentare visivamente il significato del testo.

Il madrigale fra il ‘500 ed il ‘600 si impose come una fra le forme compositive più praticate in Europa ed in particolare  in Italia, grazie ai grandi Compositori come il già citato Palestrina, Luca Marenzio e Carlo Gesualdo principe di Venosa.

Fu Claudio Monteverdi a portare il madrigale al suo massimo livello tecnico ed espressivo, sovrapponendo alla consueta polifonia a cinque voci elementi nuovi come il basso continuo e la prevalenza di una voce, normalmente il soprano, sulle altre.