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KARLHEINZ STOCKHAUSEN

di  Virginia Guidi

Sicuramente figura controversa, Stockhausen è stato uno dei maggiori sperimentatori e ricercatori del Novecento.

A lui deve molto la musica elettronica grazie alle sperimentazioni sulla sintesi presso gli Studi di Colonia negli anni ‘50.

Ma la sua produzione è estremamente ampia e variegata.

Andiamola a scoprire!

Il M° Luca Valsecchi, orchestratore, trascrittore partiture e perito plagi consultato dal Corriere della Sera, ti augura buona lettura con 250 articoli musicali scritti da musicisti professionisti.

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Stockhausen – la vita

Stockhausen nasce nel 1928 ed è sicuramente uno dei pionieri della musica e dell’avanguardia del Novecento.

La sua produzione è molto ampia e indaga diverse forme e diversi linguaggi.

Scrive brani di musica da camera, orchestrale, operistica ma anche per organici più piccoli come brani strumento solista.

Morì nel 2007 e ancora oggi, ogni due anni, vengono tenuti dei corsi musicali di approfondimento sulla sula musica: gli Stockhausen-Kurse a Kürten.

Lo stile

Il suo studio e la sua sperimentazione spaziano sia nella musica elettronica che nell’utilizzo della serialità ma sperimenta anche forme di improvvisazione e di alea.

Stockhausen pone anche molta attenzione alla spiritualità e all’erotismo.

Molti dei suoi brani, soprattutto per voce, trovano la compresenza di questi due elementi.

I suoi brani vocali, spesso concepiti come dei veri e propri rituali, fanno riferimento ad un’ampia e profonda spiritualità, non necessariamente connotabile verso un credo specifico, ma quasi una pan-spiritualità con influenza soprattutto di quella orientale.

Musica vocale

I brani di musica vocale più noti sono sicuramente Stimmung (1967) e Indianerlieder (1972).

Il primo brano è per sei cantanti (due soprani, un contralto, due tenori e un basso) e un drone composto da sinusoidi che partono dal si bemolle grave e proseguono con la serie dei suoi armonici.

Le note della parte vocale sono sempre concentrate su queste altezze e la tecnica vocale prevede l’utilizzo del canto difonico, cioè la produzione di due suoni contemporaneamente ottenuti attraverso una tecnica di apposito filtraggio della cavità orale che enfatizza gli armonici naturali.

E’ un rituale musicale strutturato attraverso modelli che vengono affidati ai vari cantanti con alcuni momenti improvvisativi ed aleatori.

Indianerlieder, invece, è un brano per due voci sole organizzato in 12 parti separate ma senza soluzione di continuità.

Il primo brano è strutturato su una sola nota, il secondo su due e così via.

Anche questo brano è pensato come un rituale e vede l’utilizzo di molte tecniche vocali.

Sia Stimmung che Indianerlieder vedono la presenza di parti recitate con una forte componente di erotismo.

Tierkreis

Tierkreis (1975-1976) è un ciclo di dodici brani ognuno dei quali dedicati ad un segno zodiacale.

Ci sono versioni per strumenti monodici e per strumenti polifonici, oltre a delle versioni trasposte in base alla tessitura delle voci e degli strumenti.

L’organico non è stabilito e fisso ma ognuno può scegliere come interpretarlo.

L’importante sarà presentare più ripetizioni per ogni segno zodiacale con delle variazioni.

Il testo, nello spartito presente sia in tedesco che in inglese, potrà essere liberamente tradotto anche in altre lingue prediligendo la lingua del paese che ospita il concerto: una scelta che Stockhausen consiglia molto spesso nei suoi brani.

Curiosità

In un brano della raccolta Aus den sieben Tagen (1968), Stockhausen dà una particolare clausola per poterlo eseguire:

essere a digiuno da quattro giorni!

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