LA DOMINANTE SECONDARIA



Nella composizione musicale vi sono singoli procedimenti che, se conosciuti compiutamente, possono dare grandissima varietà alla nostra musica.

Uno di questi, e probabilmente il più “forte”, risponde al nome di “dominate secondaria”.

Scopriamola!

La dominante secondaria è un procedimento armonico molto efficace per far “sentire” nuove tonalità all’interno della stessa tonalità, quindi senza modulare ma al contempo “colorando” moltissimo la musica.

Come la dominante “primaria” è a tutti gli effetti un V grado, ma che viene costruito su qualsiasi grado della scala maggiore o minore, considerandolo come “nuova tonica provvisoria” sulla quale quindi risolverà.

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Se in DO maggiore consideriamo ad esempio la dominante secondaria costruita sul terzo grado, (MI) abbiamo visto come la sua dominante sarà il SI, e come tutte le dominanti sarà una triade maggiore (SI – RE# – FA#) sulla quale volendo potremmo “montare” la settima (SI – RE# – FA# – LA).

A questo punto abbiamo due possibili alternative di risoluzione: su una triade maggiore o minore, come tutte le dominanti.

La soluzione più “scontata” sarebbe quella di risolvere su Mi minore, incardinando all’istante questo accordo nell’alveo di DO maggiore, di cui ne rappresenta l’armonia costruita sul terzo grado, mentre la soluzione più “forte” risolve su MI maggiore:

La seconda soluzione va ad aggiungere novità su novità: già l’accordo di SI maggiore sulla tonalità di DO maggiore si capisce bene quanto rappresenti un elemento “diversificatore”, con ben due note estranee alla tonalità (il RE# e il FA#);

risolvendo a MI maggiore, abbiamo delle “sorprese” anche sull’armonia di risoluzione, con già  un’altra nota estranea alla tonalità, il SOL#, e con tutte le alterazioni specifiche “sottintese” di MI maggiore, e cioè il FA# – DO# – SOL# – RE# che si  esprimeremmo all’istante se decidessimo per un breve tratto di proseguire in MI maggiore.

Si capisce bene quindi quanto siano infinite le possibilità armoniche che si “aprono” utilizzando questo efficace “diversificativo armonico”, senza che rappresenti necessariamente una modulazione, naturalmente a meno che lo si voglia.

In quel caso non avremmo altro da fare che “non rientrare alla base” ma bensì proseguire in quella che si rivelerebbe essere a tutti gli effetti la nuova tonalità!