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contrappunto

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DIFFERENZA FRA CONTRAPPUNTO E POLIFONIA

di Luca Valsecchi


Il presente articolo non ha lo scopo di tratteggiare le caratteristiche tecnico – musicali delle varie tipologie di contrappunto, bensì unicamente quello di delineare gli ambiti di competenza dei due termini, che spesso si tende ad utilizzare quasi fossero sinonimi, quando invece determinano due situazioni musicali estremamente e chiaramente differenti.

Per quanto riguarda le tecniche del contrappunto, è possibile invece leggere l’apposito articolo cliccando qua.

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Il contrappunto

Si riferisce alla sovrapposizione di più linee melodiche, più o meno interconnesse fra di loro, ciascuna delle quali deve avere la caratteristica di  “vivere di vita propria”.

Il fatto che più melodie sovrapposte così siffatte, determinino un’armonia, ne rappresenta una mera conseguenza; in altre parole, nella composizione contrappuntistica non si ricerca di per sé una risultanza armonica piuttosto che un’ altra, ma unicamente la componente melodica di ciascuna voce sovrapposta l’una all’altra.

Ne risulta una “controprova” il fatto che nella storia si siano sviluppate forme di contrappunto, le quali “tolleravano” dissonanze di ogni genere; viceversa, volendo ottenere un contrappunto senza eccessive dissonanze, sempre a seconda dei diversi stili contrappuntistici delle diverse epoche, la “consonanza” (sarebbe improprio appunto parlare di  armonia) si raggiungeva attraverso tutta una serie di regole atte allo scopo, ma senza minimamente occuparsi di alcuna questione di ordine armonica.

La polifonia

Modernamente gli strumenti elettronici definiscono, fra le altre loro caratteristiche, il numero di polifonie che sono in grado di eseguire contemporaneamente, per esempio un pianoforte digitale può essere in grado di eseguire contemporaneamente x numero di polifonie.

Questo esempio descrive bene la “materia” in questione e cioè di quanti suoni possano essere eseguiti contemporaneamente (anche da strumenti differenti ovviamente, come da un unico strumento), indifferentemente dal fatto che questi producano più o meno melodie distinte; anzi, normalmente, e si tratta del 99,99% delle diverse situazioni musicali, la melodia è una sola, e tutte le altre note musicali dei diversi eventuali strumenti si occuperanno di “colorare” detta melodia attraverso in primis le diverse soluzioni armoniche con i diversi timbri vocali e strumentali delle diverse polifonie, cioè dei diversi suoni che di volta in volta genereranno quelli che banalmente vengono definiti accordi, i quali naturalmente non devono necessariamente essere statici (accordo di DO maggiore, accordi di SOL maggiore, etc.).

Al contrario un Compositore con un minimo di formazione reale (potremmo dire accademica), sa bene quanto le voci delle diverse armonie, possano “dialogare” fra loro con procedimenti più o meno articolati ed anche “contrappuntistici”, ma appunto scritto fra virgolette, non intendendo con ciò di “materializzare” alcuna seconda, terza o quarta melodia, le quali – per altro – genererebbero unicamente confusione rispetto all’ unica melodia al servizio della quale si sta componendo.

Conclusione

Si rende ora chiaro come sia l’armonia l’elemento differenziante delle due diversissime situazioni musicali: mera conseguenza nel contrappunto, elemento essenziale nella polifonia.

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