IL BLUES JAZZISTICO

di Daniele Moneta

Il blues e il jazz sono due linguaggi musicali noti… meno noto è il blues – jazzistico, forma “contaminata” all’interno della costellazione di generi e sottogeneri  musicali, strutturatasi nel corso evolutivo della musica afroamericana del XX secolo.

Approfondiamo questo interessantissimo argomento!

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L’antenato: il 12- Bar Blues

Il blues jazzistico è una forma musicale che si originò durante il corso di evoluzione della musica jazz.

Prima di procedere a un’analisi di questa forma, ricordiamo come è strutturato un Blues standard, genere che nacque a inizio Novecento ben prima dell’avvento della musica jazzistica.

Come è ben noto, il blues canonico – standard è un genere strutturato in 12 battute, composto da accordi di settima di dominante, costruiti sui gradi forti della tonalità, ovvero il primo il quarto e il quinto.

Dunque un blues in tonalità di SOL sarà composto dai gradi SOL – DO – RE, organizzati secondo uno schema generale di 12 misure in tempo quattro quarti.

Senza dilungarci troppo ad analizzare questa forma che abbiamo già trattato in maniera esaustiva, possiamo dire che il blues jazzistico prende le mosse da questa struttura basica, arricchendola e dandole nuova linfa grazie a nuove soluzioni armoniche e melodiche che spostano l’asticella della complessità strutturale.

Nel corso dell’evoluzione della musica jazzistica, i musicisti cercarono nuove soluzioni e nuove idee armonico – melodiche e strutturali; il che portò a creare una nuova cifra stilistica che ebbe una veloce evoluzione soprattutto dagli Anni ’40 in poi con l’avvento dell’ era del cosiddetto Be-bop, il quale portò una ventata di grande novità nel novero della musica afroamericana del ventesimo secolo.

Struttura armonica del Jazz – Blues

Ora vediamo la strutturazione tipica di un blues jazzistico, forma che vede comunque sempre l’utilizzo tipico delle 12 battute, retaggio del blues classico di inizio Novecento.

Guardando lo schema, si nota subito la differenza rispetto a un Blues standard: se quest’ultimo si sviluppa sul primo, quarto e quinto grado, come abbiamo detto in precedenza, il blues jazzistico va a coinvolgere anche gli altri gradi della tonalità di FA , cioè SI bemolle, SOL, RE e LA.

Ricordiamo che la scala di FA maggiore è composta dalle note  FA SOL LA SIb DO RE e MI,  di conseguenza un blues tradizionale di 12 battute coinvolgerebbe solo FA, SIb e DO, cioè i gradi primo, quarto e quinto.

Tornando al nostro blues jazzistico in tonalità di FA, dopo una prima battuta sul primo grado, una seconda sul quarto e una terza ancora sul primo grado, tocca DO minore settima e FA 7 per formare una cadenza sul quarto grado SIb settima: dopo un accordo di settima diminuita sul SI, si torna al primo grado, per poi andare al terzo LA minore settima, il quale conduce all’ accordo di RE7  per risolvere su SOL minore 7, ovvero il secondo grado di FA. Segue la dominante  DO settima.

A questo punto troviamo il turnaround, tipico giro di chiusura che rilancia il brano: ovvero la formula armonica primo – sesto – secondo – quinto, che nel nostro caso saranno FA settima- RE settima- SOL minore settima e DO settima, il quale poi condurrà alla tonica FA.

Risulta evidente il grande arricchimento che viene portato rispetto al blues canonico, coinvolgendo il terzo, sesto e secondo, gradi che solitamente non appaiono nella forma bluesistica arcaica.

Come già nel blues tradizionale, questa forma che abbiamo esaminato, rappresenta un topos che può avere alcune variazioni più o meno significative.

Charlie Parker e il suo famoso blues-jazz Au Privave

Proponiamo un esempio analizzando un brano di un grande autore, ovvero il brano Au Privave di Charlie Parker.

Dopo l’inizio in FA, il brano propone una cadenza secondo – quinto che torna alla tonica, per poi salire al secondo grado SOL minore settima e proporre la cadenza secondo – quinto che conduce al SIb settima, cioè quarto grado di FA.

Qua troviamo la cadenza non risolta SIb minore settima/MIb settima, che porta fuori dalla tonalità d’impianto: riprende il FA e SOL minore settima, poi cadenza secondo – quinto a SOL minore settima, infine la dominante.

A questo punto Parker ripropone il classico turnaround primo – sesto – secondo – quinto, con il RE settima alterato tramite una nona bemolle.

Non ci inoltreremo in questa sede a valutare le scelte melodiche, che ovviamente saranno più ricche e complesse rispetto a un blues tradizionale basato principalmente su scale pentatoniche e blues.

Nel blues jazzistico le scelte melodiche sono ricche di arpeggi e di scale modali. le quali infittiscono decisamente il lavoro del solista che si appresta ad eseguire il brano.