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CHARLIE CHRISTIAN, IL PADRE DELLA CHITARRA ELETTRICA SOLISTA

di Daniele Moneta

Oggi ascoltare una chitarra elettrica solista è un’esperienza molto comune, ma chi fu il primo vero chitarrista elettrico solista della storia?


Lo scopriremo in questo articolo!

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I primi chitarristi elettrici

La storia ci insegna che il primo chitarrista elettrico documentato fu Eddie Dhuram, il quale incise il primo “solo” di chitarra mai sentito con l’orchestra di Jimmie Lunceford, nel 1935. Questo è il documento più antico che abbiamo in merito alla chitarra solista elettrificata.

Un altro nome passato agli annali, è quello di Eddie Lang, un autentico pioniere nell’utilizzo della chitarra elettrica, che lavorò molto con la formazione del celebre band leader Joe Venuti.

Siamo nel periodo degli Anni Trenta: si cominciarono a costruire e sviluppare le prime chitarre elettriche e ciò permise allo strumento di svincolarsi dal ruolo di mero accompagnatore (dovuto al fatto che senza amplificazione, il volume sonoro era troppo modesto), tipico ruolo ricoperto nelle orchestre swing che andavano per la maggiore in quel decennio.

In questo contesto, a fine Anni ’30, operò Charlie Christian, la figura che diede un impulso decisivo allo sviluppo del solismo elettrico, ponendo le basi per la vera e propria scuola che ancora oggi viene presa ad esempio ed è oggetto di studio per chi si cimenti nel solismo elettrico chitarristico.

Cenni biografici

Charlie Christian nacque a Bonham (Texas) nel 1916 e morì molto giovane a New York, nel 1942. La sua figura è legata all’ iconica Gibson ES-150, una delle prime chitarre elettrificate prodotte in serie, tanto che il modello divenne “signature”.

Sviluppò molto presto una tecnica sopraffina e iniziò a esibirsi con band jazz e blues, ma la svolta arrivò quando fu notato dal produttore John Hammond, durante alcune esibizioni nei club. Hammond si occupò di trovare ingaggi professionali al giovane Charlie, il quale riuscì ad approdare ad una carriera con il celebre direttore Benny Goodman e con Lionel Hampton; carriera che purtroppo terminò quando Christian aveva solo 25 anni, a causa della tubercolosi che lo stroncò.

Il chitarrista fu tra l’altro uno dei pilastri del locale “Minton’s Playhouse”, luogo in cui si trovavano i musicisti delle orchestre swing nel tempo libero dalle loro occupazioni. Questi musicisti crearono il nuovo jazz degli Anni ’40, detto be-bop.

Con Benny Goodman, Christian incise vere perle del jazz, tra cui Rose room, Seven come eleven, Sheik of Araby e Air mail special, ma il capolavoro fu indubbiamente Solo Flight, concerto per chitarra e orchestra, suonato con la big band e scritto da Jimmy Mundy.

Elementi stilistici

Senza aver la pretesa di analizzare in dettaglio il fenomeno, vediamo gli elementi principali dell’arte del chitarrista afroamericano.

Come si diceva, il linguaggio musicale del “nostro” si inserisce nel contesto del nascente be-bop, anche se si denota un forte legame con la tradizione blues, che lascia sempre un “retrogusto” tradizionale all’ascoltatore.

Nell’arte di Christian si denota appunto un ampio utilizzo di scale e fraseggi bluesistici, che risultano molto presenti, affiancati ad elementi del jazz della sua epoca e innovazioni a cui lui stesso diede il contributo: uso del cromatismo, arpeggi di quadriadi con note aggiuntive di approccio cromatiche e diatoniche (tecniche approfondite in questo articolo), sostituzioni armoniche ardite e innovative; il tutto fuso in una sintesi mirabile e suonato con una tecnica inarrivabile all’ epoca. Ancora oggi lo studio dei suoi brani è un “must”, per chi si cimenta nella chitarra jazz be-bop, e non solo.

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