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SONATA, FORMA – SONATA E SONATINA: DIFFERENZE E CARATTERISTICHE

di Luca Valsecchi


In questo articolo vengono tratteggiate le differenze e le caratteristiche proprie di queste forme musicali molto somiglianti nelle definizioni, ragione per la quale potrebbero generare dubbi e incertezze, in chi si approccia alla materia.

Facciamo chiarezza!


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La Sonata

Il termine sonata, di per sé piuttosto generico, ebbe origine nel ‘500, per indicare un genere di composizione destinata ai soli strumenti. Questa definizione nacque in contrapposizione al termine cantata, che indicava invece la musica scritta per voci, sole o accompagnate.

Con il passare del tempo, la sonata conobbe una crescente fortuna e andò delineandosi sempre di più come un vero e proprio genere musicale a sé stante, pur assumendo varie forme, prima di arrivare a quella che si è affermata definitivamente e che conosciamo come forma-sonata.

Nell’epoca barocca, il termine sonata indicava ancora una varietà di stili, seppure andasse configurandosi sempre più con un suo stile compositivo. Fu in questo periodo, che nacquero le sonate da camera e le sonate da chiesa, generi strumentali per piccoli gruppi da camera che a dispetto dei nomi, presentavano fra loro molte affinità: entrambe infatti si costituiscono di diversi movimenti ricalcanti gli stili di danza dell’epoca.

Dobbiamo ricordare poi l’importante corpus di sonate del napoletano Alessandro Scarlatti (se ne contano circa 600), che sono invece dei brevi brani composti per clavicembalo. In questi piccoli capolavori si misura tutto il genio, l’inventiva e l’enorme qualità tecnico-strumentale del compositore e rappresentano sicuramente una pietra miliare nella storia di questo genere.

Il contributo di Scarlatti fu quindi determinante nell’evoluzione della Sonata, che di lì a poco sarebbe stata codificata da autori come Mozart, Haydn e Beethoven come vera e propria forma compositiva.

La forma-sonata

Solitamente era lo stile secondo il quale veniva composto il primo movimento di una sonata strumentale, di una sinfonia o di un quartetto d’archi; brani generalmente articolati in 3 o anche 4 movimenti.

Il genere divenne talmente importante, da indurre diversi autorevoli studiosi a definirne un modello standard. Per convenzione, la forma-sonata viene definita bitematica e tripartita; ciò vuol dire che presenta due temi principali e si articola in tre sezioni. Oltre a queste parti fisse, può a volte essere presente un’introduzione e una coda conclusiva.

Nella prima sezione, chiamata esposizione, l’autore presenta il materiale su cui si basa l’impianto dell’intero movimento, ne stabilisce la tonalità e i due temi collegati fra loro dal cosiddetto ponte modulante.

A questa segue lo sviluppo, dove il materiale esposto nella prima sezione, viene trattato, sviluppato e modificato, in modo da intensificarne gli effetti drammatici, per poi convogliare tutta la tensione accumulata nella terza sezione, definita ripresa.

Qui viene appunto riproposto il materiale tematico dell’esposizione, ma questa volta in una funzione distensiva: vale a dire che i contrasti prodotti attraverso le modulazioni susseguitesi fra esposizione e sviluppo, vengono qui ricondotti serenamente alla tonalità principale, per avviarsi alla conclusione del movimento e dell’intera composizione.

La straordinaria affermazione della forma-sonata, è probabilmente legata al suo grande effetto drammatico prodotto dal continuo susseguirsi di tensioni e risoluzioni, e all’elemento di novità introdotto dalla ripresa, che non si limita a riprodurre fedelmente l’esposizione secondo il consueto schema ABA.

La sonatina

La sonatina si distingue dalla sonata, essenzialmente per le dimensioni ridotte: potrebbe essere di fatto definita una “sonata in miniatura”.

La forma nacque nel periodo classico, principalmente per finalità didattiche. I lavori realizzati nell’epoca ad opera di compositori come Muzio Clementi, Anton Diabelli e altri, presentano effettivamente dimensioni formali e durata ridotte, così come le problematiche tecniche di minore impegno si prestano alle esigenze di strumentisti principianti. Sebbene l’utilizzo della sonatina a scopi didattici sia largamente diffuso, è bene chiarire che non in tutti i casi si parla di brani tecnicamente facili; basti pensare alla celebre Sonatine Op. 40 per pianoforte di Maurice Ravel, per citare un esempio.

Da un punto di vista meramente tecnico-compositivo, è molto simile alla Sonata, rispetto alla quale mantiene una forma, una durata ed un respiro sensibilmente contenuti. Ovviamente non mancano nella storia di questa forma compositiva, pagine di assoluto rilievo artistico ad opera di compositori come il già citato Ravel, Bartók, Mozart ed altri.

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