I CASTRATI: STORIA E CURIOSITA’

di  Virginia Guidi

La pratica della castrazione maschile per motivi religiosi e per scopi rituali è stata nella storia dell’uomo estremamente diffusa.

Nella cultura occidentale più recente, questa consuetudine acquisisce sfumature differenti arrivando a legarsi indissolubilmente con la pratica vocale e l’opera lirica.

Approfondiamo il tutto incluse alcune curiosità sull’argomento!

La castrazione nella storia occidentale

La castrazione, cioè l’asportazione dei testicoli prima della pubertà, era praticata sia nell’antico Egitto che in molte altre culture dell’antichità e ve ne sono tracce anche nell’antica Roma.

Nonostante venga proibita dalla religione cristiana nel 325 d.C. se non per motivi medici, è una pratica che comunque riesce a sopravvivere nel mondo occidentale fino alla completa abolizione ad opera di Pio X.

Questa consuetudine modificava molto i caratteri secondari maschili e già Aristotele ne descrisse gli effetti sulla voce.

La voce dei castrati

L’orchiectomia (l’operazione chirurgica grazie alla quale avveniva l’asportazione dei testicoli) praticata prima della pubertà, modificava significativamente non solamente gli ambiti ormonali legati alla sessualità e alla riproduzione, ma anche i caratteri secondari maschili tra cui la voce.

Essa, infatti, era estremamente differente rispetto alla voce maschile “normale” ma si differenziava anche dalla voce infantile e da quella femminile a favore di un timbro estremamente particolare che veniva molto apprezzato sia nella musica sacra che nell’opera lirica.

Nel Cinquecento i cantori evirati erano estremamente frequenti fino ad essere ammessi anche nella Cappella Sistina dove sostituirono i fanciulli e i “falsettisti artificiali”, i cantori che usavano il registro di falsetto.

I castrati nell’opera lirica

La voce del castrato, con il suo timbro così particolare, fu in grado di affascinare sia il pubblico che i compositori, tanto che presto le porte di teatri musicali si spalancarono.

Le caratteristiche vocali del castrato si addicevano benissimo ad eroi e divinità; il loro studio li portava ad abilità canore estremamente virtuosistiche tanto da essere ammirati da tutti e ad essere famosi e richiestissimi. Celeberrimo castrato del Settecento fu Farinelli (Carlo Broschi) ma molti sono i nomi rimasti alla storia!

Gli ultimi castrati

Erano talmente tanti la fama e il successo dei castrati che spesso, le famiglie meno abbienti, nella speranza di poter migliorare la loro situazione economica, decidevano di sottoporre i propri figli alla pratica dell’evirazione nonostante essi non avessero mostrato alcuna attitudine al canto.

Purtroppo infatti, frequentemente, l’operazione della castrazione non portava un automatico riconoscimento nell’olimpo del virtuosismo vocale.

Sicuramente insomma, l’interesse per queste voci, portava con sé un enorme problema etico, tra cui anche la mortalità e le condizioni igieniche negli interventi chirurgici.

Ma l’estetica musicale stava mutando e la trasformazione graduale che il teatro operistico stava attraversando nel Romanticismo fece sì che l’ultimo ruolo per un castrato fu scritto nel 1824.

L’abolizione dell’evirazione avvenne nel 1903 ma ovviamente negli anni successivi si poteva ancora sentire nei teatri e nelle sale da concerto qualche castrato cantare.

L’ultimo castrato infatti morì nel 1922, era Alessandro Moreschi del quale sono rimaste alcune incisioni.