LA BACCHETTA E I GESTI DEL DIRETTORE D’ORCHESTRA

di Luca Valsecchi

Chi non è del mestiere (cioè non è un musicista) è solito chiedersi se le braccia del direttore d’orchestra si muovano a caso, ed ancor più a cosa serva la bacchetta che (solo alcuni direttori) stringono in una delle due mani (solitamente la destra, ma un mancino la potrà benissimo impugnare con la sinistra).


Scopriamo il significato di tutto ciò!

A cosa serve la bacchetta del direttore d’orchestra?

Cominciamo subito a chiarire l’aspetto più semplice, spessissimo sconosciuto agli stessi direttori d’orchestra, o pseudo tali dovremmo dire, visto che tenere in mano una bacchetta con il soggetto stesso che ne ignora totalmente il motivo di tale impugnatura non è esattamente una cosa normale, ma tant’è:

provate a chiedere a tutti i vari “maestri” delle bande musicali, ma anche a molti direttori di orchestre sinfoniche, i quali si improvvisano tali dopo improbabili corsi mordi e fuggi, quando un direttore d’orchestra dovrebbe avere maturato anni di studi di Composizione (in Conservatorio, con relativo diploma, quantomeno il compimento medio del vecchio ordinamento o pari titolo degli odierni corsi di Laurea) e con tanto di successivo triennio specialistico in Direzione d’Orchestra… ma questa è tutta un’altra storia!

Ecco, si diceva, provate a chiederlo a tutti loro a cosa serve quell’attrezzo che stringono orgogliosamente fra le mani, e sentirete le risposte più incredibili!

La verità è solo una, ed è la più semplice del mondo: la bacchetta serve esclusivamente a comunicare ed impartire una determinata indicazione ad uno specifico orchestrale, cosa che sarebbe impossibile fare con il dito indice, nel momento in cui si dirigono grosse orchestre, diciamo dai 30 – 40 orchestrali in su (anche 100 ed oltre nelle grosse orchestre istituzionali).

Null’altro!

Ed ecco perché spesso i grandi Direttori d’Orchestra (quelli veri) dirigono anche senza bacchetta, perché loro sanno a che serve, e se non serve… semplicemente non la usano!

I gesti del direttore d’orchestra: cosa / come sono e a che servono

I gesti del direttore d’orchestra sono dei movimenti che derivano dal solfeggio, il quale serve (anche, non solo) a suddividere lo spazio – tempo in pulsazioni ritmiche, le quali nella musica colta possono variare in continuazione, a differenza della musica leggera nella quale la velocità d’esecuzione nel 99,9999% dei casi rimane fissa, inalterata, “robotica” potremmo dire, dall’inizio alla fine del brano musicale, ed infatti in quel contesto il direttore d’orchestra (es. Sanremo) non serve assolutamente a nulla… si avete capito bene, è pura scenografia, e i Musicisti lo sanno bene, visto che in quel caso “battere il tempo” sarebbe l’unica utilità di questi “direttori”, e guarda caso tutti gli strumentisti hanno il metronomo “sparato” nelle orecchie dotate guarda caso di cuffie, e se le trova anche il direttore d’orchestra nelle sue di orecchie… in sostanza il tempo al direttore d’orchestra a Festival di Sanremo (e in altri contesti simili) lo da il batterista… le comiche insomma.

In verità i gesti del vero direttore d’orchestra delle vere orchestre, insieme alle espressioni facciali, al movimento del corpo, alla postura, insomma a tutto il linguaggio non verbale esprimibile in miriadi di modi, hanno compiti ben più importanti del pur indispensabile battere il tempo, e cioè quello di dare indicazioni delle tipologie più diverse, relative alle dinamiche, al modo di interpretare la musica in esecuzione con le mille interpretazioni ed emozioni esprimibili (rilassatezza, tensione, romanticismo, ecc.).

Oltre a tutto ciò i direttori d’orchestra, dotati o meno di bacchetta, rispondono a numerosi compiti fondamentali che vanno anche (e soprattutto) oltre la mera direzione, e di questo me ne sono occupato in un’articolo apposito che è possibile leggere cliccando qua.