IL METAL NEOCLASSICO

di Daniele Moneta

Con questo termine ci si riferisce a un genere musicale nato sul finire degli anni ’70, il quale si originò dall’esigenza di ammantare la musica rock dell’epoca di una veste colta, contaminandola con elementi estratti dalla tradizione musicale classica.

Il sound musicale generatosi ebbe un certo successo ed è vivo ancora ai giorni nostri, vantando folte schiere di appassionati; vediamone i presupposti e quali furono gli autori che spiccarono in questo contesto.

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Metal neoclassico: terminologia

Col termine metal neoclassico, si intende un genere musicale che prese piede da circa fine anni ’70 per poi avere un vorticoso sviluppo durante la decade successiva, arrivando ai nostri giorni tramite un’evoluzione molto significativa.

Questo genere prevede una fusione tra sonorità hard-rock ed heavy-metal con gli stilemi tipici della musica classica, del periodo soprattutto barocco e classico , dunque in un contesto che va dal primo “600 al ‘700 inoltrato, principalmente.

Soluzioni armonico melodiche tipiche del periodo d’oro della musica colta europea si affiancano a sonorità distorte e potenti, proprie del genere rock moderno, in una fusione accattivante e stimolante, per le orecchie di chi cerca novità artistiche di spessore.

I precursori: anni settanta

Alcune prog-rock band avevano già incluso vari elementi di musica classica nel loro repertorio già negli anni Settanta, ma uno dei precursori del genere è sicuramente Ritchie Blackmore coi suoi Deep Purple, band che incluse elementi classici nel proprio repertorio, grazie alla maestria di Blackmore e soprattutto del tastierista John Lord; in questa band l’elemento classico assunse toni rilevanti e strutturali come mai prima.

Un brano che va menzionato è sicuramente la parte centrale della celebre Burn, in cui i due si lanciano nell’utilizzo di arpeggi diatonici estratti dalla scala minore armonica, organizzati secondo la struttura della progressione classica, il tutto suonato a gruppi di terzine discendenti in un contesto assolutamente hard-rock.

La progressione è un elemento decisivo all’interno del rock neoclassico, forse il principale, e rappresenta altresì una cifra stilistica di rilievo nel repertorio della musica barocca: le composizioni vivaldiane e bachiane sono ricche di queste soluzioni, che nello stile in oggetto vengono rivisitate con sonorità tipicamente rock e metal.

Altri nomi che è d’uopo menzionare sono certamente Uli John Roth con la sua Sails of Charon e il chitarrista americano Randy Rhoads, che permeò molto i lavori di Osbourne utilizzando elementi musicali neoclassici all’ interno di composizioni come Blizzard of ozz e Diary of Madman, nei primi anni ‘80.

L’apice con lo svedese Malmsteen

Negli anni Ottanta appare il chitarrista unanimemente considerato il vero rappresentante di questo genere, ovvero lo svedese Yngwie Malmsteen, che sviluppò il genere forse addirittura arrivando ad abusarne, presentando occasionalmente nel repertorio momenti di ridondanza, registrando comunque vette ineccepibili.

I dischi di questo autore sono ricchi dell’utilizzo delle tecniche di cui abbiamo trattato, ma anche di rifacimenti in chiave moderna di brani dell’epoca barocca- classica, tra le quali fughe e suite.

Malmsteen arrivò anche a registrare un concerto per chitarra elettrica con una vera orchestra sinfonica.

Altri autori

Negli anni novanta il genere continuò a proliferare con Vinnie Moore, Tony mcalpine e Timo Tollki coi suoi Stratovarius, forse a volte diventando prolisso e presentando situazioni occasionalmente stantie; il genere è ancora oggi molto vivo, con numerosi autori che fanno ricorso a queste soluzioni sonore, tra cui George Bellas, Luca Turilli, Michael Romeo e tanti altri.