DIFFERENZA FRA AUTORE, CANTAUTORE E INTERPRETE

di Luca Valsecchi

Autore, cantautore e interprete: a ciascuno il suo!

Chiunque abbia a che fare con la Musica, da ascoltatore o da professionista, si trova spesso a parlare – o sentir parlare – di autori, cantautori e interpreti. Termini questi, che identificano tre figure fondamentali nel mondo dei 12 suoni (e molte, molte più note)  e che, spesso, si tende ad utilizzare quasi come sinonimi l’uno dell’altro, creando un po’ di confusione.

Nelle righe che seguono cercherò di definire nel dettaglio le peculiarità di queste diverse professionalità che concorrono, spesso in collaborazione, alla creazione musicale.

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Autore

Con il termine autore indichiamo colui che scrive un contenuto testuale originale per la musica.

Questa definizione, utilizzata tanto nell’editoria narrativa quanto in quella musicale, si riferisce prettamente a chi si occupa della produzione di testi – detti anche liriche – che si accompagnano a composizioni di vario genere.

Non è insolito chiamare autore, per estensione, anche chi si occupa della scrittura delle parti musicali di un brano; si tratta di un errore veniale, specialmente se ci si affida alla definizione di autore delle musiche. Meglio sarebbe, comunque, in questo caso, parlare di compositore.


È giusto sottolineare che la SIAE – Società Italiana Autori ed Editori – ente che tutela le opere d’ingegno in ambito artistico, identifica con qualifiche distinte i creatori delle parti musicali, i compositori appunto, e gli autori, che si occupano dei soli testi.

Il termine autore appartiene sia alla musica leggera che alla colta.

In ambito colto, nel mondo operistico ad esempio, è citato come autore colui che ha firmato i testi – il cosiddetto “libretto” che contiene arie e recitativi – eseguiti in scena.

Per fare un esempio celebre, i testi della Tosca, di cui Puccini è compositore delle musiche, sono degli autori Giacosa e Illica.

Nella musica leggera, autore è colui che firma il testo di una canzone. L’esempio italiano più noto è sicuramente Mogol, i cui testi hanno rivestito di poesia le musiche di Lucio Battisti e di decine di altri grandi compositori.

Cantautore

In poche parole, si può dire che cantautore è colui che canta quello che scrive. Ma sarebbe limitante, perché questa definizione porta con sé tutta una storia in continua evoluzione.

A differenza del termine autore, intanto, che abbiamo visto essere utilizzato con una certa trasversalità nel contesto editoriale come in quello musicale sia leggero che colto, cantautore è un vocabolo squisitamente musicale, limitato al contesto della musica cosiddetta leggera.

La parola nasce ovviamente dall’unione di “cantante” e “autore” e ha un’origine relativamente recente. Si inizia infatti, in Italia, a scrivere di cantautori negli Anni ’60, quando una nutrita schiera di artisti imbraccia una chitarra acustica e inizia a cantare, accompagnandosi in maniera semplice, i testi che ha scritto di proprio pugno.

Testi che, rispetto alla tradizione melodica e belcantistica, dal carattere romantico, fino a quel momento in voga, iniziano a trattare anche di tematiche sociali o si interrogano su problematiche esistenziali, riprendendo soggetti cari agli chansonnier francesi.


Luigi Tenco, Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli, sono alcuni dei nomi di spicco della prima generazione di cantautori. Pur essendo ognuno di essi caratterizzato da una propria cifra stilistica, tutti sono accomunati dall’intento di utilizzare come veicolo per amplificare il significato poetico o sociale, la parola scritta associata alla musica.

Per quanto molta della produzione dei primi Anni ’60 possa vantare arrangiamenti di pregio e sia accompagnata da musicisti di grande talento – basti citare l’esperienza di De André con la PFM – è evidente il predominio della parola sulla composizione musicale.

Con il passare del tempo, i passaggi generazionali e i cambiamenti avvenuti nel linguaggio e nel costume, alla figura storica del cantautore impegnato, attento più al messaggio insito nel testo che alla forma musicale, si sono affiancate nuove leve cantautorali, che uniscono ad un intento “alto” sul piano testuale, una ricerca musicale aperta a maggiori contaminazioni (rock, elettronica, rap, ecc.).

Interprete

“Interprete” è, come “autore”, un termine che la musica condivide con altre arti, una su tutte la recitazione. In effetti, esattamente come in un set cinematografico o teatrale, anche in musica l’ interprete è qualcuno che esegue ciò che è stato scritto – e composto – da altri.

Scendendo più nello specifico ambito musicale, “interpretare” significa cantare e/o suonare un brano creato da altri.

Indipendentemente da quale sia lo scenario, classico o leggero, chi interpreta non è l’autore del testo né, volendo fare le corrette distinzioni, il compositore delle musiche, ma esclusivamente colui che mette “in voce” ciò che è stato scritto.

Allargando il concetto, “interpretare” significa dare una lettura personale di un brano. Per un cantante d’opera, l’interpretazione vocale non può prescindere dal rispetto della parte scritta, e potrà quindi essere caratterizzata mediante melismi, mimica facciale e gesti. Ascoltare, nella già citata Tosca di Puccini, le parti del personaggio di Cavaradossi nelle diverse “letture” di Placido Domingo e Luciano Pavarotti, ad esempio, restituirà due diverse interpretazioni delle medesime musiche e liriche.


Un cantante di musica leggera, seppur legato ad una certa fedeltà al tema scritto dall’autore, potrà concedersi maggiori libertà nell’esporre la linea melodica. Ancora di più potrà concedersi un interprete jazz, sbizzarrendosi nello stravolgere e ricomporre all’impronta il tema originale.