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IL COOL JAZZ

di Daniele Moneta

Per cool jazz s’intende quando il jazz veste sonorità eleganti e ricercate.

Nel presente articolo scopriremo le origini dello stile che diede nuova linfa e ricercatezza all’ambiente jazz del dopoguerra.

Approfondiamo questo interessantissimo argomento!

Il M° Luca Valsecchi, orchestratore, trascrittore partiture e perito plagi consultato dal Corriere della Sera, ti augura buona lettura con 250 articoli musicali scritti da musicisti professionisti.

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Panoramica generale del cool jazz

Il cool jazz fu un movimento di innovazione musicale, che prese piede all’incirca durante gli Anni ’50. Questo stile risulta di difficile delimitazione e include esperienze più o meno eterogenee, anche se delle volte viene assimilato al movimento della West Coast jazz californiana, di cui certamente rappresenta un’espressione significativa.

Possiamo dire che senza dubbio il cool jazz nacque dall’esigenza di ammantare la musica afroamericana di una veste più ricercata ed elegante, come già anticipato, avviando un tentativo di rivolgersi a una platea più raffinata e fruitrice di musica “eurocolta”.

Spesso si tende a confondere il jazz modale con l’esperienza cool, probabilmente perché quest’ultima utilizzò molto gli elementi del linguaggio modale, per veicolare le proprie composizioni. Il cool jazz ricrea atmosfere ariose e ricercate, ricorrendo a elaborate costruzioni armoniche, prestando particolare attenzione all’aspetto timbrico.

Spesso si possono trovare strumenti inusuali per l’epoca jazzistica, come il flauto o la tuba e l’utilizzo delle tecniche di contrappunto. Questi elementi rimandano chiaramente a un’esperienza musicale classica e testimoniano il tentativo di inglobare elementi ricercati e di estrazione erudita.

In generale si riscontra un’organizzazione e una cura particolare per l’arrangiamento e l’orchestrazione, elementi che contribuiscono alla creazione di composizioni eleganti rivolte a platee musicalmente educate.

Una delle prime esperienze più significative, fu la creazione della Tuba Band a New York, un ensemble che vide la partecipazione di Miles Davis, John Lewis, Bill Evans e altri. Questo gruppo compose brani ancora fortemente ancorati al linguaggio be-bop, ma già si intravedeva una ricerca timbrica e armonica di altissimo livello e nuove strutture compositive.

Il cool a Los Angeles

Uno dei centri più importanti fu di certo l’area di Los Angeles, centro urbano attorno a cui gravitarono figure di spicco come Shally Manne, Dave Bruberck, Paul Desmond e Gerry Mulligan, i quali avviarono uno stile che fu detto appunto West coast jazz. Interessante fu anche l’esperienza di Stan Getz, il quale fuse il genere cool con la bossa nova, portandolo anche in Europa, stabilendosi in Danimarca negli Anni ’60 e ivi avviando una fitta attività che diede impulso alla scena europea per gli anni a seguire.

La scuola di Tristano

Molto importante nel quadro di questo stile, fu la Scuola di Lenny Tristano, un autore che già verso fine degli Anni ‘40 propose un linguaggio in opposizione al be-bop parkeriano, creando molte composizioni ricche di una grande ricerca armonica e con strutturazioni e arrangiamenti molto sofisticati, che vedevano anche il ricorrere a poliritmie e accordi particolari.

La musica di Tristano fu tacciata a più riprese di essere musica eccessivamente cervellotica; la cosa certa è che lui e i suoi allievi produssero composizioni di altissima raffinatezza, in cui la ricerca timbrico – orchestrale è predominante rispetto alle evoluzioni solistiche tipiche del be-bop.

Egli generò una schiera di adepti che seguirono e diffusero i suoi insegnamenti. Lee Konitz si può di certo annoverare tra i seguaci più di spicco, all’interno di un movimento che divenne una importante scuola di pensiero e creazione, generando capolavori di classe e altissimo livello.

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